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Nel 2013, l’allora ricercatore post-doc della Yale University, l’economista Jude Bayham, si è dedicato allo studio delle potenziali conseguenze di una pandemia globale in grado di bloccare le scuole, chiudere le imprese e mettere sotto pressione il sistema sanitario. Ora, mentre il mondo è alle prese con il coronavirus, Bayham, che oggi è un economista della Colorado State University, ha ripreso in mano i suoi modelli. “Stiamo riproponendo i modelli che avevamo fatto qualche tempo fa e che, francamente, alla gente non importavano davvero, all’epoca”, dichiara lo scienziato.

Nelle ultime settimane, il gruppo del ricercatore ha condotto una serie di analisi che illustrano gli effetti che le chiusure scolastiche a lungo termine potrebbero produrre a carico dei fornitori di assistenza sanitaria negli Stati Uniti: gli scienziati hanno creato una sorta di “cruscotto interattivo” (https://covid.yale.edu/resources/childcare/) per analizzare le statistiche sui bisogni di assistenza all’infanzia per stato, città e settore industriale e i loro dati sono stati pubblicati sulla rivista The Lancet Public Health. Bayham e colleghi hanno inoltre creato un altro pannello per la visualizzazione dei fattori di rischio di complicanze da COVID-19 nella forza lavoro (https://foodsystems.colostate.edu/covid19/county-labor-force-risk/). Per l’analisi degli operatori sanitari, i ricercatori hanno utilizzato i dati del Current Population Survey degli Stati Uniti dimostrando che circa un terzo degli operatori sanitari (medici, infermieri, personale ospedaliero) si occupa di bambini di età compresa tra 3 e 12 anni. All’epoca in cui avevano fatto la loro analisi originale, una chiusura a lungo termine della scuola era un’ipotesi remota. Ora, il lavoro di Bayham ha assunto un nuovo significato e il team sta cercando di aggiornarlo con le cifre attuali.

Le chiusure scolastiche hanno lo scopo di rallentare la trasmissione del virus, ma il team di ricercatori ha scoperto che, con la chiusura delle scuole, il prezzo da pagare per gli operatori sanitari potrebbero potenzialmente annullare qualsiasi altro beneficio: i calcoli indicano infatti che se la forza lavoro dell’assistenza sanitaria diminuisce del 15 per cento, perché i lavoratori devono prendersi cura dei propri figli, si potrebbe paradossalmente avere un aumento delle morti per coronavirus, perché ci sono meno persone che si prendono cura dei malati. In particolare, ipotizzando una perdita del 15 della forza lavoro sanitaria, un aumento del tasso di mortalità per infezione da coronavirus di soli 0,35 punti percentuali determinerebbe un numero maggiore di decessi rispetto a quanti ne impedirebbe la chiusura scolastica.

Si tratta naturalmente di calcoli, e in quanto tali che non tengono conto, per esempio, del potenziale lancio di programmi statali o federali che offrano assistenza ai bambini ai lavoratori. E le stime, inoltre, non sono perfette; i ricercatori non sostengono di sapere con precisione assoluta, quello che comporta l’assenza di un operatore sanitario. Il lavoro presentato è essenzialmente un promemoria che fa riflettere sui compromessi sociali e di salute pubblica che intervengono in caso di “interruzioni su larga scala” come le chiusure scolastiche a lungo termine.

Mentre la pandemia continua a svilupparsi, Bayham e colleghi di Yale, della Northwestern University e di altre istituzioni hanno rapidamente formato una rete di economisti ed epidemiologi per proseguire su questa e altre linee di lavoro, nella speranza di aiutare a informare i decisori politici sulle misure restrittive da prendere al momento giusto.

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