Numb3rs, questo sconosciuto.
Charlie, matematico vincente, sente e traduce i messaggi di un altro mondo. E li usa in questo.
Non sono un granché come esperto di telefilm. Quando ero studente, e
stiamo parlando di un periodo in cui in Italia ancora non esistevano i
videoregistratori, gli unici telefilm che mi piaceva guardare erano
Star Trek e Hulk. Semplicemente non guardo la televisione. Va bene, ho
visto qualche puntata di Dr. House, in famiglia piace a tutti, e temo
(o spero?) che Numb3rs sarà un po' il Dr. House della matematica.
La prima puntata della prima serie – sono sistematico - si chiama
"Punto di origine", della serie d'accordo, ma anche l'origine, si
vedrà, di un pericoloso killer stupratore seriale. Un tizio grosso che
sembra un poliziotto, e fa il poliziotto, si occupa del caso. Poi trovo
le solite cose che immagino ci siano nei telefilm: un poliziotto di
colore, una bella poliziotta, dati sparati a raffica, tabulati,
dettagli medici, polizia scientifica. Parte la sigla che potrebbe
essere buona per Maddmaths!: La matematica è dappertutto e serve a fare
tutto.
E poi, ecco che arriva il matematico (che fa subito cose strane, come
gli compete): Charlie, il matematico piccoletto con il naso un po'
grosso, è il fratello del poliziotto che conduce le indagini. E dice
che ogni cosa è numero, anche gli omicidi seriali. Il fratellone, e noi
con lui, comincia a capire che forse il fratellino lo potrà
aiutare.
I numeri e le curve e le formule cominciano a scorrere sullo schermo,
Charlie lavora sempre alla lavagna scrivendo a velocità esagerata
equazioni su equazioni: le intuizioni sono come visioni a ondate che lo
colpiscono improvvisamente. Charles spiega al capo della polizia le sue
idee su come trovare il killer con una probabilità dell'87%: tutto è
chiaro nella sua testa. E poi, deng!, c'è il momento dell'errore. Un
dato era sbagliato. Ecco perche' non c'erano arrivati subito. I numeri
non mentono. Ma poi c'è ancora qualche cosa che non va. E Charlie
riparte e si chiude autisticamente a fare conti, scaccia una
studentessa indiana che lo guarda adorante, non ascolta nessuno, poi si
scoraggia e sembra non arrivare a nulla. E mentre il killer si prepara
a colpire, Charlie e Don (alias il fratellone) hanno, IN TEMPO REALE,
una nuova idea. Una nuova equazione restringe il campo su UNA SOLA
PERSONA e permette di salvare l'ultima vittima. E fratellino e
fratellone se ne vanno felici.
Rifletto su come si debba sentire un medico mentre il Dr. House fa fare
istantaneamente le sue solite analisi che in Italia prendono mesi,
scarta il lupus (eh, non è MAI il lupus) si sbaglia, poi si corregge, e
dopo un paio di arresti cardiaci riesce a salvare il suo paziente.
Insomma, mi è piaciuto il matematico Charlie?
Sì, mi è piaciuto, Charlie è fico, ma non troppo, è un po' disadattato,
ma ci si può innamorare di lui, della sua fragilità. Certo, i
matematici sono strani, hanno difficoltà a comunicare, vedono numeri
(numeri?) dappertutto. Ma insomma bisogna pure renderli riconoscibili.
E non siamo dalle parti di quello che David Foster Wallace ha definito
come il "Math melodrama", in cui l'eroe è una specie di Prometeo il cui
genio convive con la tragedia, paga per la sua genialità, e che si
applica a "A beautiful mind" come e ai vari romanzi (un nuovo genere
letterario...) apparsi negli ultimi anni, dal pappagallo allo zio
Petros. Siamo con un eroe vincente, che "sente" e traduce i
messaggi di un altro mondo e li usa in questo.
Charlie è il matematico che vorremmo essere, interdisciplinare e capace
di organizzare cose diversissime. E usa cose vere (in un contesto
mitizzato, ma insomma, stiamo parlando di un telefilm, sospensione
dell'incredulità...). La sua stranezza viene da questa super-ricezione,
che anzi lui alla fine riesce a incanalare positivamente, cercando di
renderla comprensibile agli altri. Tutto questo è molto bello e una
volta tanto non mi sento di voler cambiare nulla o di criticare.
Aspetto solo di vedere la seconda puntata. Everything is numb3rs!
di Roberto Natalini
