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Nel novembre scorso è uscito per le Edizioni Dedalo il libro Mezzogiorno di scienza, ritratti d’autore di grandi scienziati del Sud curato da Pietro Greco, in cui 14 autori, tra cui Greco stesso, raccontano le vite di 14 scienziati italiani e meridionali. Vi proponiamo la recensione di Roberto Natalini.

Il 4 dicembre scorso nella mia Home di Facebook è apparso questo post di Pietro Greco

Da quel momento in poi succedono due cose. La prima è che nei giorni successivi quel titolo invade il mio spazio social. Tante persone che conosco, a cominciare da Sandra Lucente, autrice di una delle storie, ne parlano, forse anche perché collaboro con le Edizioni Dedalo (tengo una rubrica fissa sulla rivista Sapere) e insomma sembra non si parli di altro. La seconda è che il 18 dicembre Pietro muore improvvisamente, lasciando nei nostri cuori e nella cultura italiana un vuoto profondo.

Quindi è tanto che sto pensando di parlare di questo libro, di cui una copia, che mi è stata regalata dalla stessa Sandra di cui sopra, mi tiene spesso compagnia, anche ora mentre vi sto scrivendo. E quasi incredibilmente, solo adesso, proprio mentre vi scrivo, mi accorgo del gioco di parole tra il titolo del libro e quello di un famoso film della nostra infanzia. Forse questo ritardo percettivo, oltre a essere un sintomo della mia ormai inoltrata vecchiaia, viene dal fatto di essere stato distratto da varie cose. La prima è Pietro Greco, che associo più al rigore e alla sobrietà che ai giochi di parole (che invece per me spesso sono inevitabili, soprattutto per mancanza di fantasia. Infatti volevo intitolare questo articolo “Science noon”, scoprite perché…, ma poi ho desistito per non sembrare troppo stupido). L’altra è la straordinaria coerenza, l’inevitabilità, la rigorosa necessità, di questa idea editoriale. In tutti questi anni, spesso, leggendo le biografie di tanti scienziati del passato, sono stato colpito dal numero enorme di quelli che erano nati da Napoli in giù. In questo senso era proprio tipico di Pietro Greco di mettere insieme le tessere di un puzzle culturale che era ed è sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno si decideva a mostrare. Il Sud ha visto nascere una buona parte delle migliori personalità scientifiche del nostro Paese, e questo nonostante le tante inadeguatezze e carenze, in primo luogo istituzionali, che lo affliggono praticamente da sempre. Ma questo libro, come dice Pietro Greco nella prefazione, non vuol essere un manifesto dello scienziato meriodionale che coltiva il suo orticello di un glorioso passato. “Al contrario, vuole essere una testimonianza di come gli uomini di scienza nati nel Mezzogiorno hanno saputo legare strettamente le loro terre e la loro attività all’Italia, all’Europa e, sempre più, al resto del mondo.” (dalla prefazione di Pietro Greco, p.6, non sapevo come dirlo meglio).

A questo punto la recensione potrebbe finire. Il libro è pieno di storie appassionanti di scienziati meridionali raccontate da divulgatori e scienziati meridionali, cosa potrei dirvi di più per convincervi a leggerlo? Ma andiamo con ordine.

Intanto il libro merita di essere letto anche solo per il ritratto che Pietro fa di Stanislao Cannizzaro, chimico nato a Palermo, non laureato, ma insegnante universitario, fondatore della prima scuola di chimica italiana, ma soprattutto il primo a formulare chiaramente quel modello atomico e molecolare su cui si basa la chimica moderna. Cose che non avrei mai saputo se non avessi letto questa storia. E che non avrei apprezzato se non l’avessi letta così, raccontata con i tempi e la sequenza narrativa di quel grande scrittore che è stato Pietro Greco, che non si rivolgeva mai al lettore come se fosse una persona frettolosa, ma sempre con il tempo e i modi necessari alla comunicazione.

Poi c’è l’interessante capitolo di Corinna Guerra su Maria “Marussia” Bakunin, grandissima figura di scienziata napoletana, anche lei una chimica, zia di Caccioppoli (sic!) e legata in modo complicato (viene raccontato) al grande anarchico russo. Ne avevo sentito parlare più volte, ma qui tante mie domande hanno trovato risposta, e dispiace solo che una figura così leggendaria non sia ancora più conosciuta.

Ma ok, siamo su MaddMaths! e quindi forse vorreste che vi parlassi di matematica. Ovviamente il Sud è stato patria di tantissimi matematici ed era impossibile nominarli tutti. Il curatore ne ha scelti tre, ma sono nomi a cui in vari modi la matematica italiana, e non solo, deve molto.

In ordine cronologico, il primo di cui si parla è il maestro degli altri due. La storia è raccontata da Carla Petrocelli e si apre in modo soprendente, soprattutto per me.

Mauro Picone 1895-1977

L’uomo che riconobbe nei numeri il futuro dell’informatica italiana

di Carla Petrocelli

Dopo aver seguito una conferenza di Newton e stretto la mano di Thomas Edison, il dottor Marlin di Topolina, intenzionato a vivere in prima persona gli eventi scientifici più significativi del passato, a bordo di una macchina del tempo si catapulta a Roma il 14 dicembre del 1955, per assistere alla storica inaugurazione del calcolatore FINAC, presso l’Istituto Nazionale per le Applicazioni del Calcolo (INAC) diretto dal Professor Mauro Picone. Lì però si perdono le sue tracce e Topolino e Pippo sono costretti a risolvere l’enigma della sua scomparsa.

Per chi non lo sapesse (ma credo che ciò sia impossibile per i lettori di MaddMaths!) Petrocelli si riferisce alla storia che, con la complicità di Francesco Artibani e i disegni di Valerio Held, scrissi tre anni fa per Topolino. E Petrocelli è bravissima a iniziare così per attirare l’attenzione su questo scienziato, i cui contributi matematici furono definiti “abbondanti, ma non eccelsi” durante la commemorazione che ne fece Tricomi ai Lincei subito dopo la sua morte. È un fatto però che Picone è entrato nella storia del nostro Paese per due ragioni. In primo luogo per aver sostenuto le ragioni della matematica applicata, aver capito come le applicazioni della matematica non nascono da sole, ma hanno bisogno di un lavoro delicato e faticoso di traduzione, di contatto tra mondi diversi, oggi diremmo di interdisciplinarietà. Cosa difficile da fare ancora oggi, ma che all’epoca era veramente rivoluzionaria.

Mauro Picone, i suoi collaboratori Giorgio Sacerdoti, Roberto Vacca e Paolo Ercoli, la FINAC, Topolino e Pippo, in un’immagine di Valerio Held tratta da Topolino e i numeri del futuro, soggetto di Francesco Artibani e Roberto Natalini, sceneggiatura di Francesco Artibani, disegni di Valerio Held, apparsa su Topolino 3279 del 26 settembre 2018. Il materiale riprodotto è di proprietà della “The Walt Disney Company”.

La seconda cosa per cui Picone verrà ricordato sono i suoi allievi. E qui bisogna dire che di fiuto ne aveva e sapeva anche crescerli bene (che alla fine è la cosa più difficile, valorizzare senza soffocare). Basta ricordarne due, a cui peraltro sono dedicate le altre due storie matematiche di questo libro: Renato Caccioppoli e Ennio De Giorgi.

La storia su Caccioppoli è raccontata da Barbara Brandolini e Guido Trombetti che sono bravi a ripercorrere alcuni degli aneddoti che hanno reso celebre il maestro napoletano, senza mai cadere nell’agiografia, ma evidenziando la grandezza matematica che in qualche modo a volte viene quasi nascosta da alcune particolarità caratteriali di Caccioppoli.

Molto meno spettacolare è stata la vita di Ennio De Giorgi, che difficilmente sarebbe potuto diventare protagonista di un film di successo come Caccioppoli o Nash. E quindi complimenti veramente a Sandra Lucente per riuscire a raccontare, anche ai non specialisti, la storia di quello “spirito puro”, come lo definì Caccioppoli, che influenzò profondamente la matematica italiana, proponendo una figura di scienziato geniale e impegnato, aperto al mondo e al dialogo con le persone. Forse non “appariscente” nella sua vita personale come i colleghi di cui sopra, ma con uno sguardo vasto e una notevole grandezza d’animo.

E per non strafare nell’aggiungere acqua al mio mulino, mi limiterò a segnalare che si parla anche di  Majorana, che invece è oggetto della bella storia di Roberto Bellotti. Insomma, avrete capito, siamo davanti ad un’opera stimolante e capace di ispirare, una delle tante specialità di Pietro Greco, che andrebbe letta da chiunque voglia capire chi siamo e da dove veniamo.

Roberto Natalini

MEZZOGIORNO DI SCIENZA
Ritratti d’autore di grandi scienziati del Sud
a cura di Pietro Greco
Molti illustri scienziati degli ultimi due secoli sono nati nel Mezzogiorno, da Dulbecco a Majorana: la loro genialità è emblematica di un potenziale scientifico spesso dimenticato.
Collana: Nuova Biblioteca Dedalo
ISBN:9788822063397
anno: 2020
mese: novembre
formato: 14 x 21 cm
pagine: 256

 

 

Roberto Natalini [coordinatore del sito], è dirigente di ricerca del CNR, e lavora a Roma presso l’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone”. I suoi principali interessi scientifici riguardano lo studio analitico e numerico delle equazioni alle derivate parziali (in particolare quelle iperboliche e paraboliche) e le loro applicazioni che comprendono, tra le altre, la biologia, la conservazione dei monumenti, il traffico e la gasdinamica.

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