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Louis Nirenberg è scomparso il 26 gennaio scorso. Ricordo di Gabriella Tarantello, professoressa ordinaria di Analisi Matematica a Roma Tor Vergata e sua allieva durante il dottorato.

Stavo lavorando, quando domenica mattina il cellulare è squillato. Mi aspettava una settimana piena con gli esami da fare, e volevo approfittare di un po’ di tranquillità per dare forma ad una disuguaglianza geometrico-differenziale che mi frullava nella testa da qualche giorno.  Certo se avesse funzionato già sapevo con chi parlarne per primo. Era anche una scusa per sentirlo telefonicamente, e poi era sempre contento di sapermi occupata e contenta con la mia ricerca.

Ma Louis Nirenberg era venuto a mancare proprio qualche ora prima, questo mi ha detto il collega (e caro amico) che aveva chiamato. Il mio primo pensiero è andato alla sua compagna, lontana a Parigi. Louis aspettava con commovente trepidazione di rivederla a New York tra qualche settimana. Poi sono stata sopraffatta da mille ricordi.

Louis Nirenberg diceva di non essere un matematico eccezionale, ma solo un matematico fortunato. Mi faceva sempre sorridere questa sua puntualizzazione, mentre pensavo che i veri fortunati eravamo noi: la grande famiglia di studenti, collaboratorI e colleghi, che potevamo sempre contare sulla sua squisita amicizia, disponibilità e generosità.

Louis Nirenberg amava l’Italia, diceva che era il suo Paese preferito. Ne apprezzava la bellezza, il buon gusto (anche culinario) e la creatività (non solo nella matematica). La sua abitazione a New York è piena di bellissime ceramiche italiane. Ciascuna è arrivata a NY solo dopo mille trattative (anche sul prezzo) con antiquari che risultavano sempre furbi ed abili (ma simpatici) venditori.

Louis Nirenberg mi ha sempre incoraggiata a tornare in Italia. Però, appena ne ho avuto la possibilità, ho avuto i miei dubbi. Avevo conosciuto diversi matematici italiani durante il periodo americano (molti proprio al Courant Institute) che finivano sempre per deprimermi con le loro lamentele sull nostro paese. Ma ogni volta che Louis tornava da una viaggio in Italia era come ringiovanito, solare e di buon umore, e questo fatto non sono riuscita ad ignorarlo.

È indubbio che imparare e discutere di matematica con Louis Nirenberg abbia forgiato il mio stile come matematico (e non). Mi sono riconosciuta nello spirito di collaborazione che Nirenberg ha sempre diffuso tra i suoi studenti. Così studiare era come lavorare in un piccolo laboratorio artigianale dove si imparava il mestiere di matematico.

Louis ci ha aiutato a sviluppare il gusto per un bel problema o per una bella dimostrazione. Ho capito presto che non era una questione “estetica”, ma che un “bel risultato” oppure una “bella dimostrazione” è sempre il frutto di una vera e profonda comprensione del problema.

Per incoraggiarci in quei momenti in cui niente sembrava funzionare, ci diceva che un buon matematico può sperare di avere (mediamente) al più 2 belle idee in un anno.  Questo, tradotto nel linguaggio corrente vuol dire: (mediamente) al più 2 pubblicazioni l’anno. Forse sarebbe il caso di diffondere e ribadire questo principio alle giovani generazioni.

Spesso, parlando di un prossimo viaggio, Louis tirava fuori un vecchio taccuino dove aveva annotato i migliori ristoranti del posto. Amava mangiare bene e in compagnia di cari amici. I suoi (numerosissimi) studenti cinesi facevano a gara nel segnalare il più autentico ristorante cinese a New York o altrove. La cucina cinese era la sua favorita. Abbiamo avuto mille pranzi e cene a ChinaTown alla ricerca del “top restaurant”, sempre seguiti però da un buon caffe (e dessert) nell’adiacente Little Italy. Così quando finalmente gli ho confessato che la mia cucina favorita era la giapponese ha sorriso dicendo: “nobody is perfect!”

Invece condividevamo la stessa passione per il cinema. In una delle infinite discussioni sull’ultimo film visto (i nostri gusti spesso divergevano) mi è capitato di raccontargli che da piccola trascorrevo tutte le domeniche pomeriggio (munita di merenda) nella sala parrocchiale del piccolo paese d’Abruzzo dove abitavo, vedendo e rivedendo lo stesso film. A questo racconto Louis ha commentato: “That’s it, you were born to be a mathematician!”

L’ ironia di Louis è ben nota. Mi ha raccontato almeno un migliaio di barzellette, ma di questo racconterò in qualche altra occasione. Non parlerò dei risultati matematici profondi ed eleganti di cui tutti noi analisti ci siamo nutriti. Le note diseguaglianze, i teoremi di regolarità e di simmetria, l ’analisi nonlineare nelle PDE’s geometriche etc , per essi Louis ha ricevuto molteplici riconoscimenti e premi prestigiosi. Troverete tutto questo trattato nei numerosi articoli disponibili in rete. Consiglio in particolare il video in occasione del premio Abel in cui è particolarmente irresistibile.

Aggiungo solo che (tra le tante altre) mi vengono in mente le sue collaborazioni con Louis Caffarelli e Joel Spruck.  Capitava che Caffarelli e Spruck venissero a NY (spesso nel week-end) per lavorare con Louis. Si incontravano il sabato mattina al Courant Institute e in quel periodo si occupavano delle equazioni di tipo Monge-Ampere . L’incontro si concludeva sempre con l’immancabile il pranzo in qualche ristorante cinese insieme a tutti noi studenti. Mentre la collaborazione con Henri Bersticki è stata la piu’ interessante per noi (all’epoca) studenti, visto che Henri si univa spesso ai nostri parties.

Insomma, tanta bella matematica e tanta gioia nel farla con altrettanto straordinari collaboratori e colleghi. E poi godere dell’amicizia profonda di tante care persone sparse in ogni angolo tutto il mondo.

È stata questa la vita straordinaria di un uomo indimenticabile.

Gabriella Tarantello

 

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