Annarita Ruberto

On January 31, 2011

Insegnante... all'avanguardia, blogger infaticabile, versatile e piena di interessi. Questo mese incontriamo Annarita Ruberto.

 

Ci racconta il suo percorso di studi?
Ho frequentato il  Liceo Classico, il glorioso  “Quinto Ennio” di Gallipoli. Poi, con una  brusca virata (la storia è troppo lunga…) mi sono laureata in Fisica all’Università del  Salento, discutendo  una tesi  in Algebra delle correnti e  Teoremi a bassa energia. Successivamente ho frequentato i primi  tre anni del Corso di Laurea in Biologia… poi abbandonato per sopraggiunto matrimonio con un romagnolo doc,  relativa figliolanza e migrazione in quel di Romagna.

Come mai ha deciso di dedicarsi all'insegnamento? Ci pensava già in giovane età?
No, non credo di aver pensato all’insegnamento da piccola anche se mi sono trovata, mio malgrado, ad “insegnare” al tempo in cui frequentavo le medie. Vi chiederete come sia stata possibile una cosa del genere. In breve, ero una bimbetta sveglia e molto, ma molto curiosa. La mia curiosità mi portava a divorare letteralmente libri su libri di qualsiasi genere purché soddisfacessero la mia insana curiosità di conoscere. In tal modo,  ero riuscita a  sviluppare  una buona capacità di esprimermi verbalmente e per iscritto. Insomma riuscivo piuttosto bene a scuola…così il mio professore di lettere ebbe la folgorante idea di  consigliare qualche genitore di spedire  a fare i compiti da me il proprio pargolo, che non era quel che si dice una cima! Comprensibile il concetto?
Mi stavo indirizzando verso la ricerca universitaria… ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi. Fui convocata per  una supplenza breve in una scuola media e lì scoppiò la scintilla. Mi innamorai letteralmente di quei fanciulli. I ragazzi di età compresa tra gli undici e i 14 anni sono  plasmabili come  tenera  creta, pronti a lasciarsi guidare se si riesce a conquistare la loro fiducia. Non dimenticherò mai la prima volta che, a 23 anni, misi piede in una classe di primini, considerati delle vere pesti. Venticinque paia di occhi, sorridenti, sornioni, interrogativi, crucciati, sfidanti. Sembravano  dire: “ Noi siamo qui! Facci vedere che cosa sai fare! Sorprendici!”. Ecco è cominciata così e la magia si ripete ogni giorno, quando mi ritrovo con le mie adorabili pesti.
Le materie scientifiche che mi sono ritrovata ad insegnare non godevano e non godono di una buona fama. In genere sono viste come le bestie nere! E ci credo! Il modo in cui sono proposte è astratto e fine a se stesso.  Sin da subito ho giurato a me stessa che non avrei reiterato la prassi didattica che avevo subito da scolara. E così mi sono impegnata a sperimentare nuove metodologie in cui i ragazzi sono  gli artefici del proprio apprendimento, entrando all’interno delle discipline. Fondamentali sono state due esperienze : il progetto pilota Senis, seminario nazionale per l’insegnamento scientifico e una Borsa di ricerca ministeriale per insegnanti. Il primo è durato dal 1999 al 2001. Eravamo  una quarantina di insegnanti, selezionati sul territorio nazionale  in base  a determinati requisiti, che si scambiavano in rete le proprie esperienze didattiche e confrontavano le realtà di riferimento. Un periodo bellissimo che ha portato alla stesura di un volume  “Il Progetto  SENIS – La formazione scientifica nella scuola media” per il MIUR. Tra i coordinatori, Paolo Guidoni, Giuseppe Accascina, Eugenio Torracca. La borsa di ricerca ministeriale ha portato alla produzione di ingenti materiali, prodotti con gli alunni di una classe terza, presenti sul sito dell’IRRER, un curricolo scientifico annuale. Nel 2001 è iniziata la mia collaborazione con la rivista  Scuola e Didattica dell’Editrice La Scuola, che dura tuttora e, nell’ambito della collaborazione, ho continuato ad approfondire la ricerca didattica e metodologica.

 

anna2E invece, come è avvenuto lo sbarco nel mondo dei blog?
E’ stato inevitabile, direi. Nel decennio appena trascorso, abbiamo assistito a una crescita esponenziale delle tecnologie digitali e alla nascita della realtà virtuale. I ragazzi cominciavano a vivere in un mondo parallelo, scollato dalla scuola. Così, per non perderli per strada, mi sono lanciata nel mondo delle piattaforme di e-learning, ho  conseguito  due master, uno in progettazione e-learning  e l’altro sui metodi della comunicazione e apprendimento in rete. Mi sono fatta un’esperienza che è continuata con diversi incarichi ministeriali: il progetto ForTic per la formazione degli insegnanti nelle nuove tecnologie informatiche, in cui sono stata impegnata come tutor dei corsi A e B e come master trainer per la provincia di Ravenna.

I due blog didattici, Scientificando e Matem@ticaMente, che gestisco dal 2007, sono nati per l’esigenza di sperimentare altre vie alternative, che affiancassero  l’insegnamento in aula. Un modo di offrire ai ragazzi un terreno in cui interagire oltre i muri dell’aula, che li motivasse e li rendesse attori  in un’esperienza formativa, vicina alle loro esigenze di nativi digitali. I ragazzi, infatti, collaborano attivamente alla vita dei blog con articoli personali, in cui raccontano quel che apprendono a scuola e come lo apprendono.
I blog sono diventati pertanto due progetti didattici con caratteristiche peculiari e valide in ambito didattico e apprenditivo. Un riconoscimento di tali funzioni è sfociato nella selezione di Scientificando da parte del Progetto Europeo STELLA (Science Teaching  in a  Lifelong  Learning Approach, http://www.stella-science.eu/) come uno dei quattro progetti  scientifici di eccellenza italiani, che sono stati inseriti nell’e-book  “Science Education in European Schools - Selected Practices from the STELLA Catalogue” (in formato ridotto al seguente indirizzo: http://www.stella-science.eu/documents/STELLA_eBook_Executive_Summary_it.pdf)

Qual è, a suo avviso, il contributo che un'esperienza didattica può apportare alla 'pratica' della divulgazione e... viceversa?

Per quanto riguarda Scientificando (http://www.peeplo.it/scientificando/?f=spl)e Matem@ticaMente (http://www.peeplo.it/lanostramatematica/?f=spl), nati come blog didattici, si sono modificati in maniera naturale, includendo anche la comunicazione scientifica. Direi che l’esperienza didattica può migliorare la divulgazione  (preferisco il termine comunicazione a divulgazione) sia in termini di chiarezza che di precisione e correttezza, mentre la divulgazione può essere di supporto alla didattica nel senso che ne dilata e amplifica il raggio di azione. Si dice in giro che i giovani, nell'era di Internet, abbiano perso la capacità di concentrarsi. Secondo lei, che sta a contatto con ragazzi molto giovani, è un luogo comune o c'è qualcosa di vero? Ecco “si dice in giro”… da chi non è a contatto stretto, quotidianamente, con i ragazzi! Oggi i ragazzi hanno indubbiamente  più occasioni di distrarsi rispetto a diversi anni fa. E questo non se lo sono cercato loro. Mi irrita chi pontifica, attribuendo ogni responsabilità ai ragazzi! La questione è complessa e non può essere liquidata in poche righe. Sicuramente Internet è potenzialmente  un grosso distrattore e non solo per i giovani. Il link è sempre  in agguato…per questo  i ragazzi dovrebbero essere educati a  muoversi con consapevolezza  nelle maglie della rete. E in questo la scuola può fare molto e anche la famiglia. Ciò precisato, i giovani riescono a concentrarsi nella misura in cui“l’offerta” si presenta  “attraente”. Ovvero se la proposta formativa è resa  interessante, la partecipazione è assicurata e i livelli di concentrazione ( e i risultati in termini di apprendimento) diventano sorprendenti.

Il nostro sito ha l'ambizione (e la speranza) di parlare di matematica soprattutto attraverso le sue applicazioni e la matematica moderna. Cosa pensa di questo approccio?
E’ un approccio molto valido, soprattutto con gli utenti  particolarmente  giovani, che hanno bisogno di trovare connessioni concrete tra matematica e realtà. Le applicazioni della matematica arrivano più direttamente e coinvolgono più efficacemente rispetto ad un approccio astratto e formale,  spesso privo di significato per chi è molto giovane.
Cosa fa quando non insegna o quando non... posta? Ha qualche hobby, interesse particolare?
Mi dedico alla famiglia, marito e due figli, che assorbono molto del mio tempo. Se ho qualche hobby? Diversi…troppi per essere curati adeguatamente. Così finisce che faccio una gran confusione. Magari comincio un quadro che non porto a termine  perché nel frattempo  mi perdo a scrivere dei versi (tento più che altro;)). Oppure inizio un lavoro a maglia che rimane lì perché mi viene voglia di realizzare un cardigan all’uncinetto, che quasi sicuramente, rimarrà incompiuto. E non dimentichiamo il pianoforte, passione scritta nel  DNA, provenendo da una famiglia di musicisti da generazioni. Spero di non essere saltata di palo in frasca e di non aver fatto confusione, cosa che mi riesce piuttosto bene se mi metto d’impegno.

One Comment

  1. christian

    08/07/2016 at 20:01

    Salve professoressa, sono un suo alunno di circa trent'anni fa quando insegnava a Gallipoli (LE) , ci tenevo a salutarla e non sapendo come fare la contatto in questo forum. Spero stia bene con affetto Christian Fuso

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