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I bambini di genitori laureati hanno risultati migliori in matematica (prima degli 11 anni) rispetto ai coetanei i cui genitori hanno solo il GCSE (General Certificate of Secondary Education). Nel nuovo studio dell’Università del Sussex, pubblicato dalla Royal Society, si scopre che la maggiore istruzione dei genitori è il più forte fattore predittivo del raggiungimento di buoni risultati in matematica e di una crescita più veloce, per i bambini che entrano nella scuola secondaria.

Lo studio ha inoltre dimostrato che, all’età di 11 anni, i ragazzi – rispetto alle ragazze – raggiungono voti significativamente più alti in matematica e secondo gli scienziati questa differenza potrebbe essere spiegata dall’ “ansia matematica” maggiore delle ragazze a quella età. Dallo studio emergono anche prove statisticamente significative (ma molto deboli) che gli alunni più emotivi nella prima infanzia conseguono risultati matematici più bassi, quando crescono.

Gli autori dello studio suggeriscono che strategie incentrate sul miglioramento dell’istruzione dei genitori potrebbero essere un metodo molto efficace per aumentare, indirettamente, le qualità matematiche dei figli. “Il nostro studio mostra che i bambini con maggiore intelligenza e uno status socioeconomico più elevato progrediscono a un ritmo più rapido durante la transizione verso l’istruzione secondaria, rispetto ai loro coetanei. Questa constatazione non è inaspettata, dimostra l’importanza che hanno i genitori nell’educazione dei figli e suggerisce che avere genitori con un’istruzione superiore può potenzialmente ‘tamponare’ gli impatti negativi della transizione verso l’istruzione secondaria sui risultati scolastici dei figli”, ha dichiarato Danielle Evans, dell’Università del Sussex.

Lo studio ha esaminato la memoria di lavoro e l’ “interiorizzazione dei sintomi” come elementi predittori delle traiettorie di rendimento in matematica da parte dei bambini durante il passaggio all’istruzione secondaria; i dati sono stati acquisiti dallo studio longitudinale di genitori e figli (ALSPAC) di Avon che ha coinvolto quasi 9000 bambini nati tra il 1 ° aprile 1991 e il 31 dicembre 1992.

La ricerca si è concentrata sulla transizione dall’istruzione primaria a quella secondaria viste le riduzioni dei risultati scolastici (e in matematica in particolare) durante il passaggio dalle scuole primarie a quelle secondarie (oltre un terzo dei bambini non mostra alcun progresso in matematica durante l’anno di transizione).

Gli autori dello studio ritengono che i genitori di istruzione superiore sostengano la transizione verso l’istruzione secondaria in modo diverso, riducendo l’impatto negativo della transizione sul rendimento scolastico in matematica. Questo tipo di genitori avrebbe, per esempio, un atteggiamento positivo verso l’istruzione, un miglior coinvolgimento nelle attività scolastiche o creerebbe un ambiente favorevole durante i compiti a casa. Secondo i ricercatori, saranno necessarie ulteriori ricerche per indagare più approfonditamente il legame tra la memoria di lavoro e l’interiorizzare dei sintomi come l’ansia sul rendimento.

“Quasi la metà degli adulti in età lavorativa del Regno Unito, ha le competenze matematiche che ci si aspettano da bambini della scuola primaria. Scarsi risultati in matematica durante l’infanzia persistono spesso in età adulta e possono essere associati a diversi esiti negativi, come prospettive di lavoro più scarse, maggiore probabilità di ritrovarsi a vivere come senzatetto, salute inferiore e disturbi mentale come la depressione. La capacità di identificare i predittori di un buon rendimento in matematica il prima possibile nell’infanzia potrebbe cambiare il corso di una vita”, ha concluso Andy Field, professore di Metodi Quantitativi all’Università del Sussex.

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