Sotto attacco degli zombie

On October 1, 2009

Cosa fare se gli zombie ci dovessero attaccare? Gli zombie devono assolutamente essere sistemati con immediatezza, altrimenti ci troveremo in guai seri. Lo dice la matematica.

 

Cosa fare se gli zombie ci dovessero attaccare? “Gli zombie devono assolutamente essere sistemati con immediatezza, altrimenti ci troveremo in guai seri. Un'insorgenza di zombie avrebbe conseguenze disastrose, a meno che non vengano impiegate tattiche molto aggressive contro i morti viventi". A rispondere al quesito che certamente attanaglia le menti di molti ragazzini di 10 anni al massimo, ci ha pensato un matematico dal bizzarro nome, Robert Smith?, professore canadese all'Università di Ottawa che ha fatto aggiungere un punto interrogativo finale al suo cognome preoccupato per la troppa diffusione del suo nome e di essere confuso col cantante dei Cure.
Il gruppo di matematici delle Università di Ottawa e Carlton, come si legge nel libro Infectious Diseases Modelling Research Progress, ha ricreato l'attacco degli zombie creando un modello basato sulle nozioni biologiche immaginate nei film di genere. «Una volta creato il modello sono stati osservati i risultati con soluzioni numeriche» spiega Smith? Alla BBC.
In ogni caso il modello si concentra sugli zombie moderni, «molto diversi da quelli delle tradizioni voodoo e folklore». Tenendo conto della possibilità di una quarantena (il che potrebbe portare ad un'estirpazione completa, anche se è inverosimile) e di un trattamento (alcuni umani sopravviverebbero, ma dovrebbero comunque convivere con gli zombie), è chiaro che l'unica possibilità è un «estirpazione impulsiva». La conclusione del fantasioso lavoro è che «potremmo liberarci degli zombie solamente son degli attacchi sufficientemente frequenti e sempre più forti, sempre che siano disponibili abbastanza risorse».
Il saggio non è però l'opera più o meno delirante di fanatici dei film di Romero, che possono naturalmente anche assieparsi fra i matematici del Canada - lo studio potrebbe aiutare, ad esempio, «potrebbe essere applicato alla vita reale, collegandolo alla dedizione a certi partiti politici, o a malattie con un'infezione latente», oppure potrebbe servire a comprendere la diffusione tra gli umani di una malattia sconosciuta. Neil Ferguson, professore dell'Imperial College di Londra nonché consulente del governo per quanto riguarda la diffusione dell'influenza suina, ha in effetti ravvisato similitudini tra le dinamiche descritte nello studio canadese e l'evoluzione di certe malattie.
In realtà si tratta infatti di un esercizio interessante di modellizzazione matematica, in cui le interazioni tra tre popolazioni indicate con S (i "suscettibili", cioè i viventi), Z (gli zombies) e R (i "rimossi", cioè i deceduti) permettono di esprimere un sistema di 3 equazioni differenziali ordinarie (cioè una terna di relazioni tra le grandezze R,S,T e le rispettive variazioni istantanee, o derivate, R',S',T') dal cui studio è possibile prevedere quale sarà l'effetto del contagio a lungo andare. Ad esempio, per capire la velocità con cui bisogna agire, gli studiosi hanno stimato che se una città di 500,000 persone viene contagiata, in soli tre giorni gli umani verranno superati in numero dagli zombie.
Cosa succederebbe se non agissimo abbastanza in fretta? «Se l'infezione cresce, si delineerebbe uno scenario da apocalisse: un'epidemia di zombie porterebbe al crollo della civiltà umana, in quanto ogni essere umano rimarrebbe infettato o morirebbe. Questo perché le nascite e le morti umane offrirebbero agli zombie un numero costante di individui da infettare, resuscitare e convertire» conclude Smith?.

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