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Probabilmente sarà capitato anche a voi viaggiando in aereo che, dopo l’imbarco, l’aereo sia rimasto a lungo in pista prima del decollo. Oltre alla fastidiosa attesa, i ritardi hanno anche un costo dovuto al consumo superfluo di combustibile.
Tali ritardi sono dovuti ad una serie di fattori come le condizioni metereologiche, il traffico sulla pista, l’orario di partenza e atterraggio dei voli.
Un gruppo di ingegneri del MIT si è interessato al problema proponendo una soluzione. Il nuovo modello presentato mira a ridurre la congestione delle piste e, prendendo in considerazione alcuni fattori, è in grado di predire il tempo di decollo di ogni aereo. Se ad esempio un aereo deve attendere in pista per 30 o 40 minuti, i controllori di volo dovrebbero lasciare l’aereo al gate più a lungo piuttosto che consentirgli l’accesso alla pista, risparmiando in questo modo fino a 75 litri di carburante per aereo.
Grandi aeroporti come JFK e Newark di New York tendono ad essere congestionati dal 10% al 20% del tempo. A Newark, per esempio, il tempo medio di rullaggio in pista di un aereo è di 52 minuti durante i periodi congestionati e di 14 minuti durante i periodi meno affollati.

Hamsa Balakrishnan del MIT

Hamsa Balakrishnan del MIT

Il team del MIT, guidato dalla prof.ssa Hamsa Balakrishnan, ha usato i dati della Federal Aviation Administration (FAA) relativi all’aeroporto di Newark per testare il modello. Il database della FAA include i tempi di attesa e di decollo dei voli in partenza dai principali aeroporti del Paese oltre che le configurazioni delle piste e le condizioni meteorologiche locali. I risultati ottenuti sono piuttosto soddisfacenti in quanto il modello è in grado di prevedere delle code in pista di due aerei al massimo.
Utilizzando questo modello, i controllori di volo possono ottenere previsioni accurate di ciò che accade al traffico in pista a seconda delle decisioni prese, come ad esempio far attendere un aereo al gate. Considerando che il traffico aereo nei prossimi anni dovrebbe aumentare, studi come questo saranno determinanti sia per ridurre la frustrazione dei passeggeri che per risparmiare il carburante.

Il modello è stato testato anche su altri aeroporti, come ad esempio l’aeroporto Logan di Boston, l’aeroporto La Guardia di New York e l’aeroporto di Charlotte – Douglas. I risultati preliminari suggeriscono che sarà relativamente facile implementare il modello anche su altri aeroporti. L’algoritmo proposto può avere quindi un impatto concreto sulla vita della persone. Inoltre, considerando l’esaurimento delle risorse naturali, algoritmi di questo tipo diventeranno sempre più importanti per la società.

FONTE: I. Simaiakis and H. Balakrishnan, “Impact of Congestion on Taxi Times, Fuel Burn and Emissions at Major Airports,” Transportation Research Record: Journal of the Transportation Research Board, No. 2184, December 2010. [pdf]

(A cura di Cristiana Di Russo)

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