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Jonathan Touboul, ricercatore presso il Collège de France, ha dimostrato perché gli hipster, gli anticonformisti per antonomasia, alla fine si somiglino un po’ tutti. Nell’articolo «L’effetto hipster, quando tutti gli anticonformisti sembrano uguali» apparso recentemente su arXiv, Touboul spiega matematicamente perché gli hipster, cercando sempre di differenziarsi dalla massa, prendano le stesse decisioni e risultino piuttosto simili tra loro.

Per descrivere gli hipster, Touboul ha fatto riferimento a un modello classico della fisica statistica, ovvero il modello dei vetri di spin, considerando una popolazione di individui in grado di prendere decisioni. Tali decisioni possono essere prese o in accordo con la maggioranza degli individui o in disaccordo. Gli hipster appartengono alla seconda categoria, scegliendo quindi sempre il contrario di quello che fa la maggioranza delle popolazione.

Una caratteristica importante del modello è però quella di considerare un certo ritardo che gli hipster hanno nel conoscere la decisione presa dagli altri. Infatti se gli hipster conoscessero immediatamente le mode del momento, ovvero le decisioni prese dalla maggioranza della popolazione, il modello non sarebbe in grado di rappresentare alcuna struttura particolare della componente “alternativa” della società. Ma nel mondo reale, gli individui non hanno una conoscenza immediata delle tendenze culturali della società. Ed è proprio a causa di questo ritardo che gli alternativi possono inavvertitamente sincronizzarsi tra loro. Includendo il ritardo ed essendo a conoscenza in un primo momento solamente della scelta operata dalla propria rete di conoscenze, le decisioni iniziali degli hipster si sincronizzano perché tutti sono portati a scegliere la stessa cosa.

Quando gli hipsters sono troppo lenti nel rilevare le tendenze, continuano a fare le stesse scelte, restando quindi correlati col passare del tempo. Questo è vero finché la maggior parte della popolazione è fatta di hipster.

In caso contrario, gli hipster saranno ancora una volta in gran parte in direzione opposta rispetto alla scelta fatta maggioranza. Questo sarà rilevato in tempi successivi, portando ad uno scambio e ripetendo periodicamente tali oscillazioni. Il modello mostra quindi come, a differenza dei sistemi cooperativi, una popolazioni di individui che prende decisioni in disaccordo con la maggioranza subisca transizioni di fase.

Come affermato da Touboul, questo studio potrebbe avere importanti implicazioni per la comprensione delle reti inibitorie del cervello, delle strategie d’investimento finanziario o delle dinamiche emergenti nelle scienze sociali; tutti settori in cui il ritardo di comunicazione e la geometria dei sistemi risultano essere determinanti.

 

(a cura di Cristiana Di Russo)

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