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Se pensate che le donne non siano portate per la matematica, non riusciremo a farvi cambiare idea. Secondo uno studio su come uomini e donne percepiscono le abilità matematiche, anche mostrando le prove del contrario, l’idea di una persona rimane ancorata a tale pregiudizio.

La ricerca è nata in seguito ad uno studio del 2008 pubblicato su Science, che ha analizzato i risultati di un test su abilità matematiche e verbali sottoposto a ragazzi di 15 anni in tutto il mondo. I risultati di quella ricerca hanno sfidato lo stereotipo che le donne sono biologicamente inferiori in matematica. Anche se gli esaminandi femmine hanno ottenuto risultati inferiori rispetto ai maschi sulla parte matematica del test, la dimensione del divario è stata valutata in relazione al grado di disuguaglianza di genere presente nel paese di origine degli studenti, riducendo tale divario quasi a zero nei paesi emancipati come la Svezia e la Norvegia. Ciò suggerisce che i pregiudizi culturali piuttosto che la biologia possono essere la migliore spiegazione per il divario di genere matematica.

Tale ricerca ha anche mostrato che questo pregiudizio inconscio contro le donne potrebbe influenzare decisioni aziendali, anche nelle assunzioni, allargando così il divario di genere nelle professioni matematiche come l’ingegneria.
Per stanare il meccanismo di discriminazione, due degli autori dello studio del 2008, Paola Sapienza e Luigi Zingales, rispettivamente ricercatori alla Kellogg School della Northwestern University of Management di Evanston, Illinois, e l’Università di Chicago Booth School of Business in Illinois, hanno collaborato con Ernesto Reuben, uno psicologo sperimentale presso la Columbia business School di New York City, per progettare un esperimento per testare i pregiudizi di genere delle persone quando si tratta di giudicare le capacità matematiche.

I partecipanti allo studio di entrambi i sessi sono stati divisi in due gruppi: datori di lavoro e candidati. Il compito assegnato era semplice: sommare varie coppie di numeri a due cifre, il più accuratamente e rapidamente possibile, in un tempo massimo di 4 minuti.  Com’è noto da risultati di precedenti studi, tale compito viene svolto altrettanto bene sia dagli uomini che dalle donne, ma i ricercatori non lo hanno detto ai partecipanti all’esperimento.
I datori di lavoro erano motivati a scegliere le persone migliori per il lavoro perché avrebbero fatto più soldi assumendo le persone con le performance migliori. Alla fine dell’esperimento, i datori di lavoro hanno svolto un test di associazione implicita che misura pregiudizio inconscio facendo raggruppare rapidamente alcune parole. Se si associa la parola “uomo” con la parola “matematica ” più rapidamente di ” donna” e ” matematica “, per esempio , ciò rivela un possibile pregiudizio.

I datori di lavoro avevano scarse informazioni su cui basare le loro decisioni di assunzione. In alcuni casi non avevano alcuna informazione, se non un’immagine del candidato che ovviamente ne rivelava il sesso. In altri casi i datori di lavoro avevano anche l’auto-valutazione del candidato sulle proprie capacità di effettuare il test in 4 minuti. E a volte i datori di lavoro potevano cambiare idea, anche dopo aver effettuato la loro scelta, sulla base degli effettivi risultati del test.
I datori di lavoro, sia uomini che donne, hanno mostrato lo stesso livello di pregiudizio contro le donne per una percepita mancanza di abilità matematica. Quando le uniche informazioni che i datori di lavoro avevano era una fotografia del candidato, gli uomini avevano una probabilità di essere assunti doppia rispetto alle donne, sia che il datore di lavoro fosse un uomo che una donna.

Il pregiudizio di assunzione non cambiava quando i candidati venivano scelti sulla base dell’autovalutazione, in parte perché le donne tendono a sottostimare la propria abilità mentre gli uomini a sovrastimarla. E anche quando i datori di lavoro avevano ricevuto informazioni precise circa le prestazioni effettive dei candidati, il pregiudizio non scompariva completamente.
Più il datore di lavoro mostrava pregiudizi nel test di associazione implicita, meno risultava incline a cambiare la decisione presa anche dopo la visione dei risultati effettivi dei candidati.

Secondo Mahzarin Banaji, psicologo della Harvard University che non ha partecipato alla ricerca, questo studio è importante perché dimostra che i pregiudizi della gente non riguardano solo il loro giudizio sulle abilità matematiche delle donne, ma danneggiano anche la loro capacità di superarli. “Maggiore è lo stereotipo di genere, minore è la propensione a cambiare decisione a favore della donna, anche di fronte a risultati superiori nelle prove effettuate.”

A cura di Alice Sepe

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