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Tutta l’attività motoria di ogni essere umano è strettamente legata alla ritmicità del ciclo circadiano nelle 24 ore, comprese le solite 12-15 ore del ciclo sonno-veglia. Tuttavia, le fluttuazioni di questa attività sembrano relazionarsi anche a intervalli temporali che fanno riferimento a scale di grandezza diverse, variabili da alcuni giorni a pochi secondi, dovute alla concatenazione di una miriade di singoli eventi motori più piccoli. I singoli individui, inoltre, presentano una diversa propensione alla veglia e quindi all’attività motoria durante tutto il ciclo circadiano.

Le fluttuazioni di attività nelle diverse scale temporali sono intrinsecamente diverse o c’è una descrizione universale che le rappresenta tutte correttamente? E questa descrizione, è valida per ogni individuo nonostante le differenze esistente tra di essi?

Un folto gruppo di ricercatori, costituito da Dante R. Chialvo, Ana Maria Gonzalez Torrado, Ewa Gudowska-Nowak, Jeremi K. Ochab, Pedro Montoya, Maciej A. Nowak, Enzo Tagliazucchi, ha un lavoro pubblicato su ArXiv in cui viene stabilità la presenza di un carattere universale nelle fluttuazioni delle attività motorie. Tale ricerca è basata su uno studio empirico, durato un mese, durante il quale sono state effettuate continue registrazioni tramite un accelerometro posto all’interno di un orologio da polso. Grazie allo studio dei dati raccolti, i ricercatori hanno riscontrato l’universalità delle fluttuazioni e hanno studiato le fluttuazioni medie nelle diverse scale temporali.

Oltre alla sua rilevanza teorica, i risultati di questo studio potrebbero essere molto importanti in ambito medico, poiché potrebbe fornire uno strumento efficace per distinguere in tempi rapidi un comportamento motorio patologico da uno sano.

 

[A cura di Alice Sepe]

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