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Prevedere con precisione quante persone potrebbero essere a rischio causa dell’innalzamento del livello del mare (nonché delle mareggiate) è da sempre una sfida che mette alla prova gli scienziati. Ora, potrebbe essere stato sviluppato un nuovo metodo in grado di misurare meglio l’impatto di questi eventi.

Un nuovo studio internazionale pubblicato sulla rivista Nature Communications ha infatti applicato un nuovo metodo statistico che, per la prima volta, è stato in grado di catturare le “interazioni” tra maree e mareggiate. Queste forze naturali sono causate da effetti meteorologici come forti venti e bassa pressione atmosferica, e i loro impatti sono stati spesso difficili da capire a causa della loro complessità. “È importante disporre di buoni modelli che possano aiutare i pianificatori a comprendere e prepararsi alle conseguenze negative del surriscaldamento climatico”, ha dichiarato Thomas Wahl, dell’Università della Florida centrale e coautore dello studio.

Usando il nuovo metodo, il team ha scoperto che il numero di persone a rischio di inondazioni costiere e i costi associati alle comunità costiere potrebbero essere stati precedentemente sopravvalutati. Per esempio, il nuovo metodo ha rilevato che il numero di persone a rischio di inondazioni costiere lungo la costa del Mare del Nord del Regno Unito è inferiore del 5 per cento rispetto a quanto ritenuto finora e i costi diretti associati a questi eventi sono inferiori del 7 per cento. “Gli studi globali spesso includono incertezze, perché l’interazione tra i processi naturali viene ignorata, sebbene determinino in gran parte quanto in alto l’acqua si accumuli lungo la costa durante eventi estremi”, ha spiegato Arne Arns, dell’ Università di Rostock in Germania, che ha guidato lo studio.

Per le coste degli Stati Uniti la riduzione sarebbe ancora più pronunciata, con un 17 per cento in meno di persone colpite e 13 per cento in meno di costi. “In base ai nostri risultati, non possiamo ovviamente concludere che le conseguenze del futuro innalzamento del livello del mare saranno meno gravi di quanto previsto finora, ma riusciamo a evidenziare che esistono incertezze nelle nostre metodologie e che i futuri sforzi di ricerca dovrebbero essere diretti a catturare meglio tutti i processi coinvolti in queste dinamiche”, aggiunge Arns. Queste nuove stime possono essere utili a livello globale e a livello locale per aiutare a migliorare la protezione delle coste, soprattutto quando mancano i dati o c’è un accesso limitato a modelli computazionali più complessi (per esempio nei casi di comunità più piccole).

In passato, quando gli scienziati hanno condotto studi simili, hanno utilizzato informazioni derivate da modelli computazionali che approssimavano i processi fisici della natura che causano maree e mareggiate. Questi modelli sono fondamentali per le valutazioni globali, perché non esistono misurazioni da tutte le località costiere, ma questo nuovo metodo potrebbe essere più preciso.

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