Questi matti, matti, matti matematici
Sei un po’ “strano”? Potresti lavorare come matematico. La matematica, darwinianamente parlando, non punisce le persone con attitudini caratteriali ‘singolari’.
Ma è proprio vero che i matematici sono matti? O almeno un po' strani? Mi sono un po' stufato di questa domanda, e da qualche tempo stavo valutando la possibilità di non considerarla più in modo serio. Oramai la mia risposta tipo si stava fossilizzando intorno a una cosa del genere: “Ma non dovete guardare quei pochi casi di cui si parla tanto, la maggior parte dei matematici sono persone normalissime...”. E a me non piace ripetere sempre la stessa cosa, anche se ragionevolissima, soprattutto se ragionevolissima, perché a furia di ripeterla mi sento innaturale, ed è come se la frase perdesse di senso. E comincio a dubitare che sia vera. E così stavo esplorando delle alternative possibili, tipo sgranare gli occhi e urlare con voce in falsetto: “Matti?? E chi sarebbero i matti??!!”
E poi il comitato del Premio
Clay decide di assegnare, dopo svariati anni di verifiche, il famoso
milione di dollari a Grigori Perelman per la dimostrazione della
congettura di Poincaré (in questo aggiornamento troverete anche troppi
dettagli a questo proposito). “Ehi, ma non l'avevano già assegnato e
lui rifiutato quattro anni fa?” Eh, no, quella era la Medaglia Fields,
non proprio la stessa cosa. E Perelman forse non è matto (non credo
proprio), ma almeno un po' strano lo è sicuramente. Diciamo fuori dalla
norma. E tutti quindi a parlare di questa cosa dei cavoli e degli
scarafaggi e dei soldi rifiutati. E persino delle sue sopracciglia (che
su questo non vedo proprio cosa ci sia da dire, eppure...).
E
così tra una chiacchiera e un'intervista mi sono ritrovato a riflettere
su questa presunta “stranezza” dei matematici, e credo di aver trovato
una spiegazione convincente che mi riprometto di usare in futuro.
Secondo me non è la matematica che fa diventare matti, o strani, o
isolati. Non credo nemmeno che bisogna essere un po' strani in partenza
per riuscire in matematica. Conosco matematici bravissimi, alcuni
geniali, che sono socievoli, normali, simpatici. Forse a volte un po'
presi dalla loro passione ma, insomma, con i piedi ben piantati in
questo mondo. E in questo aggiornamento faremo tra l'altro una più
stretta conoscenza proprio con un matematico “normale”, ossia John
Torrence Tate (in figura, a lato), che si è appena visto assegnare il
Premio Abel 2010 e, come vedrete nella nostra video-intervista in
esclusiva (raccolta da Maria Gualdani), appare come una persona serena
e tranquilla. O ancora Andrea Malchiodi, il nostro giovane matematico
in crescita, che ci tiene a rivendicare la sua completa normalità.
Certo se vogliamo divertirci possiamo giocare a vedere da che lato del
diagramma qui sopra ci troviamo. Ma per essere un buon matematico,
credo basti essere un geek (eh sì, un po' di ossessione ci vuole), e
non serve certo il “menu completo”.
Però rimane un dato di fatto che, anche non considerando Nash e Perelman, la storia della matematica conta parecchie figure non esattamente tranquille come Grothendieck (in figura, a lato) o Cantor, solo per fare due nomi di scienziati non certo minori.
Allora,
io proverei a dare una spiegazione darwiniana a questa cosa. La
matematica non seleziona negativamente (cioè non estingue) le persone
con problemi psichici o sociali. Se devi dirigere un grande laboratorio
di biologia o di fisica, non puoi, se hai questi problemi. E la maggior
parte delle professioni -- avvocato, dirigente di banca,
cardio-chirurgo, architetto -- sarebbero impossibili. Ma nessuno può
impedire a un matematico, con un carattere un po' “strano”, di lavorare
e ottenere anche risultati di altissimo livello. E questi risultati
saranno valutati da colleghi che difficilmente potranno non
riconoscerli, anche se provenienti da qualcuno che si limita a mettere
messaggi cifrati in una bottiglia (ok, esagero, diciamo più
semplicemente a mettere un articolo in pdf su un sito di preprint).
Se poi questa “asocialità” aiuti o meno resta un interessante interrogativo. Per Cantor mi azzarderei a dire che fu un grande matematico, “nonostante” i suoi problemi psichici. Ma quello che è sicuro è che nel mondo matematico, come forse solo in poesia e in certe altre forme di espressione artistica, possono convivere molti tipi di personalità, compreso il paranoico e lo schizofrenico.
Insomma, basta non essere completamente idioti...
di Roberto Natalini
