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Chiara de Fabritiis, coordinatrice del comitato Pari Opportunità dell’UMI, ci dà un breve resoconto della prima riunione congiunta di European Women in Mathematics e Committee for Women in Mathematics.

Martedì 16 marzo si è tenuta (online, ovviamente) la prima riunione congiunta di CWM (Committee for Women in Mathematics dell’IMU) ed EWM, dedicata agli sviluppi e all’approfondimento del progetto Gender Gap in Science di cui vi abbiamo raccontato qui  e qui, organizzata da Colette Guillopé, Kaie Kubjas, Houry Melkonian, Elena Resmerita, Marie-Françoise Roy, Galina Rusu, Elisabetta Strickland e Maria Vlasiou.

Hanno partecipato oltre una sessantina di persone, di molti stati diversi (fra cui Kazakistan e Indonesia); era presente una nutrita rappresentanza italiana, segno che nel nostro paese l’argomento è visto come molto importante.

L’incontro è iniziato con l’introduzione di Colette Guilloppè, coordinatrice EWM e Ambasciatrice CWM in Francia, che ha fatto una panoramica sul progetto e illustrato i suoi tre compiti principali: un sondaggio mondiale su scienziati e scienziate, uno studio sui modelli di pubblicazione e un database di buone pratiche. Guilloppé si è soffermata in particolare su quest’ultimo, illustrandolo in maniera molto vivace e interessante e riflettendo su come sia necessario costruire una cornice concettuale che aiuti a valutare le buone pratiche proposte. Focalizzandosi sull’ambito matematico e su quello europeo in particolare, ha poi messo in evidenza alcune attività transnazionali come le borse L’Oreal-UNESCO e i progetti Erasmus+ e ricordato vari casi di attività a cavallo fra matematica e altre discipline come GoMATH-Women in Math, IT for SHE e ACM-W Scholarships for Conferences.

La parola è poi passata a Rachel Ivie, sociologa dell’American Institute of Physics, che ha parlato del Global Survey on Scientist, il cui scopo era dare una migliore comprensione di molti degli aspetti della vita di chi lavora in ambito scientifico. Lanciato il 1 maggio 2018, disponibile in 7 lingue, ha ottenuto risposta da oltre 32mila persone di oltre 150 paesi. L’analisi dei dati ottenuti ha tenuto conto di possibili variabili confondenti come età, settore lavorativo, livello di sviluppo umano, regione geografica. I risultati generali segnalano che non c’e’ differenza fra donne e uomini nel momento in cui si sceglie il settore scientifico in cui lavorare, mentre in generale le donne riportano minore soddisfazione negli studi e nella carriera lavorativa.

Per quanto riguarda i dati specifici per l’area matematica in Europa, le esperienze durante i programmi di dottorato sono significativamente diverse perché in media gli uomini hanno avuto un migliore rapporto con il loro direttore di ricerca, mentre le donne percepiscono più raramente di essere state trattate in modo equo e lasciano più facilmente il programma di dottorato. Anche in ambito lavorativo le donne sono meno soddisfatte, riportano progressi di carriera meno rapidi, e pensano di essere pagate meno dei loro colleghi maschi.

Anche per quanto riguarda i mezzi per condurre la ricerca la situazione femminile è peggiore: non ci sono casi in cui le risposte date dalle donne riportino una maggiore quantità di risorse rispetto agli uomini, sotto ogni profilo: dai laboratori al personale dedicato, dai fondi per i viaggi di ricerca all’accesso alle risorse di calcolo. Il punto in cui la differenza è più evidente è l’impatto della genitorialità: le donne che riportano un rallentamento di carriera quando hanno un figlio sono ben il triplo rispetto agli uomini.

Nel dibattito che ha seguito la presentazione ci sono state parecchie domande interessanti, ad esempio se ci fosse stato un punto del questionario le cui risposte fossero diverse da quanto Ivie si aspettava; più che stupita ha confessato di essere rimasta delusa perché purtroppo confrontando quanto ottenuto con sondaggi svolti 10 anni fa sulla popolazione dei fisici, le cose non sembra siano migliorate.

Anche individuare se il punto principale da affrontare sia l’atteggiamento delle donne che si autoeliminano o gli ostacoli che la società pone loro è in realtà un falso problema perché si tratta di due facce della stessa medaglia: ci sono evidenze che c’è un pregiudizio culturale contro le donne nella scienza, nel contempo se ci si aspetta di trovare meno risorse, meno spazio, meno possibilità, spesso è naturale arrendersi prima senza neppure cominciare la carriera. Le donne dicono che quello che le fa andare avanti è principalmente la loro determinazione perché ci vuole un sacco di sforzo in più rispetto agli uomini, ma la volontà di arrivare a un traguardo è la molla che le spinge, più ancora dei modelli cui rifarsi.

Helena Mihaljevic ha presentato un ampio studio sugli effetti del genere sulle pubblicazioni scientifiche, che in matematica oltre ad essere il principale canale di comunicazione scientifica, hanno come noto grande rilevanza per stabilire la reputazione scientifica e ottenere fondi di ricerca e promozioni accademiche. Per potere pubblicizzare i dati si è scelto di basarsi su database non commerciali (per la matematica, zbMath).

Dopo avere sottolineato che i risultati ottenuti sono descrittivi o esplorativi, quindi non possono essere utilizzati per dimostrare nessi causali, la speaker ha riportato una serie di dati che mostrano come negli anni recenti il fenomeno dell’interruzione delle carriere sia divenuto più diffuso sia fra gli uomini che fra le donne, mantenendosi tuttavia nettamente più frequente fra queste ultime, che sono però riuscite almeno ad allungare la loro carriera media. In generale, le matematiche vivono comunque carriere molto più frastagliate, in cui si verificano molto più spesso interruzioni e riprese.

La ricerca prova che, a parità di altri indicatori, negli ultimi anni il productivity gap (cioè il rapporto fra la produttività media femminile e quella maschile) è andato decrescendo: adesso e’ all’85% quando si prendono i dati di pubblicazione 10 anni dopo l’inizio della carriera, mentre un tempo era al 75%; nell’ultimo periodo tuttavia, il miglioramento di questo valore e’ rallentato.

Un dato interessante emerso dallo studio riguarda la percentuale di donne nell’universo di coloro che pubblicano a nome singolo: in alcuni paesi (fra cui l’Italia nella quale vale circa il 20%) tale dato è particolarmente elevato rispetto alla media mondiale, indicatore che denota una presenza cospicua di donne nel mondo della matematica professionale.

Mihaljevic ha concluso osservando che, per quanto da parte di varie case editrici in ambito matematico ci siano state manifestazioni di interesse per l’enorme lavoro svolto, nessuna di esse sta effettivamente conducendo una riflessione sulle cause di un possibile gender bias nella pubblicazione, e tanto meno sta cercando di individuare possibili strategie per eliminarlo o ridurlo.

Le conclusioni dell’evento sono state affidare a Marie-Francoise Roy, che ha ricordato le raccomandazioni scaturite dal progetto e indirizzate a tre categorie: genitori ed educatori, organizzazioni scientifiche ed educative, per società scientifiche nazionali e internazionali. Roy ha inoltre descritto quali saranno i possibili sviluppi delle tre linee di lavoro del progetto, in modo da mantenerlo in costante aggiornamento: per quanto riguarda il sondaggio si stanno implementando delle procedure per poter sfruttare appieno la ricchezza dei dati ottenuti, pur mantenendo la privacy di chi ha risposto (attualmente le risposte sono accessibili a chi ha partecipato al progetto, ma saranno a disposizione di tutti nel giro di alcuni mesi); l’indagine sui modelli di pubblicazione è stata inserita in un progetto di dottorato che permetta la manutenzione e il miglioramento degli strumenti sviluppati; infine si sta lavorando sul database di buone pratiche per dagli una migliore veste grafica, aperta all’aggiunta di nuove iniziative.

Come ultimo punto del suo intervento ha colto l’occasione per pubblicizzare la creazione dello Standing committee for Gender Equality in Science: a Giugno 2020 nove organizzazioni internazionali (per la matematica IMU e ICIAM) hanno firmato un memorandum di accordo grazie al quale ogni firmatario si impegna a promuovere l’uguaglianza di genere nelle proprie strutture, azioni e discipline scientifiche seguendo gli indirizzi del Gender Gap Project in Science; a questi 9 fondatori si sono via via aggiunte altre 6 società scientifiche. Fra i membri del comitato, le matematiche sono ben rappresentate: lo guida infatti Catherine Jami, storica della matematica, ne fanno inoltre parte la stessa Marie-Francoise Roy, Carol Woodward, vicepresidente di SIAM, e Carolina Araujo, come rappresentante designata dell’IMU.

Prima della conclusione, c’è stato tempo per alcune domande e brevi interventi. Fra i più significativi la domanda sulla correlazione fra il numero di donne matematiche e l’elevato prestigio e retribuzione della professione, cui Rachel Ivie ha risposto che in generale è purtroppo un’ipotesi efficace, e l’intervento di Elisabetta Strickland, ambasciatrice CWM in Italia, che ha richiamato l’attenzione sul fatto che un’elevata presenza di matematiche non è direttamente collegata a un basso valore del Gender Gap Index (indicatore del Forum Economico Mondiale che misura le disuguaglianze fra i generi): in Danimarca la percentuale di matematiche è bassa e il gender gap fra i più bassi al mondo, mentre in Italia la rappresentanza femminile in ambito matematico è molto più nutrita, per quanto il GGI ci collochi al 76 posto su 153 paesi valutati; questo vuol dire che siamo in presenza di un problema culturale più raffinato e complesso.

Molti spunti da approfondire, tante ricerche da continuare per andare verso una vera parità fra scienziati e scienziate, in particolare in ambito matematico.

Chiara de Fabritiis

Immagine di copertina di Léa Castor, tratta da “Roy, Marie-Françoise, Guillopé, Colette, Cesa, Mark, Ivie, Rachel, White, Susan, Mihaljevic, Helena, … Chiu, Mei-Hung. (2020, March 4). A Global Approach to the Gender Gap in Mathematical, Computing, and Natural Sciences. How to Measure It, How to Reduce It?”. Zenodo. http://doi.org/10.5281/zenodo.3697223

 

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