Sotto attacco degli zombie
Cosa fare se gli zombie ci dovessero attaccare? Gli zombie devono assolutamente essere sistemati con immediatezza, altrimenti ci troveremo in guai seri. Lo dice la matematica.
Cosa fare se gli zombie ci dovessero attaccare? “Gli zombie devono
assolutamente essere sistemati con immediatezza, altrimenti ci
troveremo in guai seri. Un'insorgenza di zombie avrebbe conseguenze
disastrose, a meno che non vengano impiegate tattiche molto aggressive
contro i morti viventi". A rispondere al quesito che certamente
attanaglia le menti di molti ragazzini di 10 anni al massimo, ci ha
pensato un matematico dal bizzarro nome, Robert Smith?, professore
canadese all'Università di Ottawa che ha fatto aggiungere un punto
interrogativo finale al suo cognome preoccupato per la troppa
diffusione del suo nome e di essere confuso col cantante dei
Cure.
Il gruppo di matematici delle Università di Ottawa e Carlton, come si
legge nel libro Infectious Diseases Modelling Research Progress, ha
ricreato l'attacco degli zombie creando un modello basato sulle nozioni
biologiche immaginate nei film di genere. «Una volta creato il modello
sono stati osservati i risultati con soluzioni numeriche» spiega Smith?
Alla BBC.
In ogni caso il modello si concentra sugli zombie moderni, «molto
diversi da quelli delle tradizioni voodoo e folklore». Tenendo conto
della possibilità di una quarantena (il che potrebbe portare ad
un'estirpazione completa, anche se è inverosimile) e di un trattamento
(alcuni umani sopravviverebbero, ma dovrebbero comunque convivere con
gli zombie), è chiaro che l'unica possibilità è un «estirpazione
impulsiva». La conclusione del fantasioso lavoro è che «potremmo
liberarci degli zombie solamente son degli attacchi sufficientemente
frequenti e sempre più forti, sempre che siano disponibili abbastanza
risorse».
Il saggio non è però l'opera più o meno delirante di fanatici dei film
di Romero, che possono naturalmente anche assieparsi fra i matematici
del Canada - lo studio potrebbe aiutare, ad esempio, «potrebbe essere
applicato alla vita reale, collegandolo alla dedizione a certi partiti
politici, o a malattie con un'infezione latente», oppure potrebbe
servire a comprendere la diffusione tra gli umani di una malattia
sconosciuta. Neil Ferguson, professore dell'Imperial College di Londra
nonché consulente del governo per quanto riguarda la diffusione
dell'influenza suina, ha in effetti ravvisato similitudini tra le
dinamiche descritte nello studio canadese e l'evoluzione di certe
malattie.
In realtà si tratta infatti di un esercizio interessante di
modellizzazione matematica, in cui le interazioni tra tre popolazioni
indicate con S (i "suscettibili", cioè i viventi), Z (gli zombies) e R
(i "rimossi", cioè i deceduti) permettono di esprimere un sistema di 3
equazioni differenziali ordinarie (cioè una terna di relazioni tra le
grandezze R,S,T e le rispettive variazioni istantanee, o derivate,
R',S',T') dal cui studio è possibile prevedere quale sarà l'effetto del
contagio a lungo andare. Ad esempio, per capire la velocità con cui
bisogna agire, gli studiosi hanno stimato che se una città di 500,000
persone viene contagiata, in soli tre giorni gli umani verranno
superati in numero dagli zombie.
Cosa succederebbe se non agissimo abbastanza in fretta? «Se l'infezione
cresce, si delineerebbe uno scenario da apocalisse: un'epidemia di
zombie porterebbe al crollo della civiltà umana, in quanto ogni essere
umano rimarrebbe infettato o morirebbe. Questo perché le nascite e le
morti umane offrirebbero agli zombie un numero costante di individui da
infettare, resuscitare e convertire» conclude Smith?.
