Dibattito sull'Esame di stato 2017: Claudio Bernardi - Commento al documento della CIIM sulla seconda prova

On December 2, 2016

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un documento della Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica dell'Unione Matematica Italiana (CIIM) sulla questione dell'esame di Stato. Claudio Bernardi commenta. 

Il documento della CIIM è, a mio parere, molto equilibrato e condivisibile. Vorrei aggiungere un paio di considerazioni sulla seconda prova scritta all'esame di Stato per il Liceo Scientifico.

A mio parere, la prova assegnata a conclusione di un ciclo di studi deve essere in larga misura prevedibile: almeno all'inizio lo studente deve ritrovare situazioni a lui familiari, con argomenti e concetti che ha studiato, con richieste che si possano affrontare senza eccessive difficoltà. Dopo di che, naturalmente, ci può essere una parte finale con domande meno usuali e più impegnative.

In questo senso ho apprezzato il fatto che negli ultimi anni il Ministero abbia diffuso simulazioni in vista dell'esame di Stato. Il guaio è che, come sottolinea la CIIM, alcune simulazioni sono discutibili e hanno creato preoccupazione: i testi sono talora troppo lunghi (specie per la fisica) e le domande troppo difficili. Inoltre, in alcuni casi si propongono applicazioni forzate, quali il profilo di un "porta scarpe da viaggio": se si parla di applicazioni della matematica e della fisica, queste devono risultare significative e, possibilmente, non essere troppo lontane dall'esperienza degli studenti.

La seconda considerazione riguarda la differenza fra una prova scritta assegnata a livello nazionale e una prova orale. Per esempio, nel tema assegnato nel 2015 compare la domanda (addirittura come prima domanda del problema 2) "Nel caso f(x) fosse esprimibile con un polinomio, quale potrebbe essere il suo grado minimo?". Non entro nel merito specifico della domanda che è stata a suo tempo ampiamente discussa. Ma già nella formulazione "quale potrebbe essere", la domanda mi pare più adatta per un orale, in cui si vede come reagisce il candidato, si può eventualmente dare un suggerimento o, comunque, aggiustare il tiro.

In una prova scritta, invece, preferisco domande chiare e possibilmente brevi, che siano interpretate senza ambiguità sia dai candidati sia dai commissari.

Claudio Bernardi (Sapienza, Università di Roma)

 

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