Storia di un'umana quando ha a che fare con la matematica

On October 27, 2016

Da qualche giorno è stato pubblicato da Einaudi il nuovo romanzo di Chiara Valerio “Storia umana della matematica”. Leggiamo la recensione che ha scritto per noi Sandra Lucente.

Il titolo di un libro può sembrare una scelta a volte quasi casuale, ma è fondamentale perché il libro attiri l’attenzione del lettore mentre giace inerme sullo scaffale di un libraio o di una libreria domestica. Nel 2008, “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano fu un grande successo anche per il suo titolo, sebbene non preciso, visto che si riferiva ad una frase sulla distanza tra i primi gemelli, e avrebbe benissimo potuto chiamarsi “la solitudine degli interi relativi”, nel qual caso avrebbe venduto molto meno. In quel romanzo il protagonista era un matematico, lo scrittore un laureato in fisica e ciò ovviamente si rifletteva sulla sua struttura narrativa. Mi piacque molto, ma non lo considerai un libro di divulgazione. Nel 2016 viene pubblicato il libro di Chiara Valerio “Storia umana della matematica”, anche qui con un titolo volutamente ambiguo. Potrebbe significare “storia della matematica raccontata in modo umano” contrapponendosi al racconto tecnico. Nonostante la presenza nel racconto di molti matematici (Euclide, Poincarè, Gauss, Laplace, Turing, ect ) non vi è cronologia, né dettaglio sui loro risultati, quindi questa interpretazione del titolo va subito scartata per non indurre il lettore a cercare qui qualcosa che non c’è.

Potrebbe significare “Storie di alcuni umani matematici”. Infatti i sette capitoli del libro sono dedicati a sette matematici tra cui l’io narrante, la scrittrice laureata in matematica. Ma anche questa interpretazione indurrebbe alla delusione del lettore. Il protagonista del capitolo è un pretesto, le informazioni che ne vengono date sono poche, sicuramente non si tratta di biografie eccetto per l’autobiografia dell’io narrante che si costruisce in tutti e sette i capitoli. A mio parere, il titolo di questo libro è una forma contratta di un più esplicito “Storia di un'umana quando ha a che fare con la matematica”. Ovviamente anche in questo caso con un titolo così didascalico il libro attirerebbe meno. Si tratta di una specie di romanzo di formazione di una donna che per via di un padre fisico, di una madre molto ordinata, di insegnanti capaci di spiegare il teorema di Pitagora, di una sfida con se stessa e di moltissime letture, si laurea in matematica e al tempo stesso lavora con le parole. Dalle tante citazioni, si comprende che Chiara Valerio predilige Virginia Woolf e quindi ne riflette lo stile; il lettore non si aspetti una evoluzione temporale del racconto e sia pronto a monologhi in cui i pensieri e i ricordi dell’autrice sono intrecciati continuamente con il pretesto delle questioni matematiche.

Un secondo elemento che contraddistingue la scelta di pubblicare un libro è la tipologia di lettore a cui è rivolto. In questo periodo di grande fioritura della matematica divulgativa, è bene capire che non tutti i libri su questo tema possono essere rivolti a tutti i lettori. Un personaggio cerca un autore, come in Pirandello. Ma poi l’autore cerca un editore, e l’editore cerca un lettore. Infine il cerchio si chiude se il lettore trova se stesso nel personaggio (tra i personaggi si considerano qui anche le discipline, in particolare la matematica). Un elenco di possibili lettori di matematica divulgativa potrebbe includere
1) I ricercatori matematici
2) I divulgatori matematici
3) I docenti di scuola di matematica
4) Gli studenti di materie scientifiche
5) Gli studenti di scuola
6) Chi ama la matematica
7) Chi teme la matematica

Si tratta ovviamente di insiemi non disgiunti. Il libro di Chiara Valerio è fruibile da tutti, ma mi ha fatto pensare ad un altro insieme di lettori:

8) coloro che si interessano al rapporto psicologico con la matematica. 

Gli studiosi di didattica della matematica, gli psicologi, alcuni giornalisti scientifici e no. Credo che per costoro questo libro possa costituire una novità. Ovviamente il libro troverà apprezzamento o meno anche negli insiemi di lettori (1)-...-(7). Più apprezzamento in (7) che in (1) e (2).

Infine una storia locale o globale della matematica non può prescindere dalla tentazione di definire la matematica, come se fosse davvero un personaggio da descrivere. Questo libro fa di questa tentazione un intento. Si trovano frasi dell’autrice o di grandi matematici come:

“La matematica è questa immaginazione che educa all’invisibile”
“La matematica brilla come un sole e il resto rimane al buio”
“La matematica non è una materia esclusivamente deduttiva”
“La matematica non come lo studio degli oggetti ma come lo studio della relazione tra gli oggetti”
“La matematica, in quanto linguaggio simbolico”
“La matematica come una grammatica”
“La matematica è quel che veste l’uomo e che evolve col gusto e le possibilità del tempo”
“La matematica è una storia di fantasmi, per questo spaventa certuni e appassiona altri”
“La matematica si occupa del «come» e non del «perché»”
“[...] visione di pura bellezza [...] la matematica, scomposta nei suoi strumenti, diventa la possibilità di risolvere problemi pratici, di migliorare la vita delle persone, di vincere la guerra.”
“La matematica è la più umana delle scienze esatte”
“La matematica nasce perché gli esseri umani sono impazienti”
“La matematica nasce quando gli esseri umani si sono inventati il tempo”

Mi sono fermata dinanzi ad ognuna di queste frasi e alla fine ho ricordato una definizione di George Cantor: “L’essenza della matematica è la sua libertà”. Quindi liberamente si può dare un titolo matematico a qualunque racconto, scegliere o meno di essere lettore di questo romanzo autobiografico, definire la matematica in qualsiasi modo, chiudere questo libro e andare a dimostrare un teorema.

Sandra Lucente


Chiara Valerio
Storia Umana della matematica
Einaudi, 2016, Supercoralli
pp. 176, € 18,00, ISBN 9788806230067

«Da bambina, quando papà mi parlava delle parallele, eccepivo che i binari, all'orizzonte, si incontravano e, dunque, che fine avrebbe fatto il treno?»

 

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