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In che modo il racconto è presente nella matematica? Ha senso guardare alla dimostrazione di un teorema come forma di narrazione? In un’epoca in cui la parola “narrazione” è usata spesso a sproposito, Gabriele Lolli ha voluto scrivere un libro su quello che per lui è il rapporto tra la matematica e, appunto, la narrazione. Nicola Ciccoli lo ha letto e lo recensisce per noi.

Negli ultimi anni, con sempre maggior attenzione, si è riconosciuta l’importanza della narrazione in vari ambiti dell’esperienza umana. Dopo averne esplorato le caratteristiche in contesti letterari si è visto che un approccio di stampo narrativo può essere utile nei campi più disparati: dal marketing alla divulgazione scientifica, dalla didattica alla politica. Studi di neuroscienze sembrano, in effetti, indicare che anche il modo in cui il nostro cervello immagazzina e ordina le informazioni è fortemente influenzato dalle connessioni narrative che riesce a stipulare tra esse. Nulla di strano, quindi, che arrivasse un libro ad analizzare anche il rapporto tra matematica e narrazione.

Con una di quelle definizioni che a noi fanno un po’ storcere il naso la narrazione viene a volte caratterizzata come il racconto di una successione concatenata di eventi, mosso da un evento drammatico iniziale, sostenuto da una tensione narrativa e che si scioglie in un morale della storia. La nostra abitudine a testare le definizioni forzandone i confini ci fa certamente immaginare con facilità che dentro un cappello così ampio si possa, in effetti, confondere di tutto. D’altra parte non ci è difficile riconoscere per esperienza diretta, ad esempio, in questa vaga descrizione le caratteristiche di un buon seminario, e nella loro assenza quelle di un cattivo seminario: quante volte ci siamo ritrovati in una stanza a seguire delle slide senza capire qual era il problema all’origine del discorso, quali motivazioni avevamo nel seguire quei calcoli astrusi, che connessione ci fosse tra una cosa e l’altra e, soprattutto, durante il coffee-break ci ritrovassimo incapaci di ricostruire come era andata a finire.

Lolli, nel suo libro Matematica come narrazione, affronta proprio questo tema. In che modo il racconto della matematica è presente nella matematica. Lo fa riconoscendo micro e macro strutture narrative là dove non ne avevamo mai sospettato la presenza. Cos’è la dimostrazione di un Teorema se non un preciso racconto, che muove da un ben determinato accidente iniziale e sceglie un cammino ben definito per arrivare allo scioglimento finale? Cosa facciamo quando organizziamo il materiale di un corso universitario se non organizzare un definito percorso narrativo tra gli infiniti possibili che attraversano gli stessi fatti, le stesse nozioni matematiche? E come definire il programma di Langlands se non come una grande narrazione, quasi un’epica?

Nel riflettere su questi aspetti di natura narrativa è impossibile non riflettere sui nodi peculiari della matematica, come l’uso dei simboli, e su quegli aspetti che abitualmente non vengono associati spontaneamente alla matematica come le sue caratteristiche estetiche. Con esempi tratti dalla teoria degli insiemi e dalla geometria Euclidea, ma con riferimenti culturali ampissimi che vanno da Bruce Springsteen a Tucidide, da Neil Gaiman a Tabucchi, Lolli ci porta a riflettere sulla umanissima ricerca di senso che attraversa la matematica. Lasciandoci, come dice lui stesso, sull’isola di Laputa, volanti nell’aria e orfani di un più solido appoggio.

Nicola Ciccoli

Matematica come narrazione
Gabriele Lolli
Editore: Il Mulino
Collana: Intersezioni. Raccontare la matematica
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 25 gennaio 2018
Pagine: 216 p., Brossura
EAN: 9788815274229

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