L'uomo che credeva di essere Riemann

On September 29, 2014

di Roberto Lucchetti

I protagonisti di questo libretto sono tre: uno psichiatra, un matematico convinto di essere Riemann, e, ovviamente, la matematica. Il narrante è lo psichiatra, che vuole raccontare la storia di uno dei casi più singolari che gli siano capitati, giunto al termine della sua esperienza professionale e soprattutto dopo la morte del secondo protagonista, il matematico Ernest Love. Col quale si era accordato di raccontare, un giorno, la sua storia singolare.

La vicenda parte col racconto di una telefonata con la quale lo psichiatra  viene convocato d‘urgenza da un misterioso e potente personaggio, che lo invita in maniera pressante a occuparsi del matematico, in apparenza improvvisamente impazzito all’annuncio che finalmente qualcuno era riuscito a dimostrare  la congettura di Riemann. La sua pazzia si esprime nel fatto che Love, all’annuncio, immediatamente cambia comportamento, convinto senza tentennamenti di essere Riemann. Questo fatto permette all’autrice di cominciare non solo a narrare la vicenda, ma anche a rivisitare un poco la vita del grande matematico.

Il libro si dipana con la narrazione degli incontri, dei colloqui, delle giornate che lo psichiatra e il matematico passano assieme. La scrittura scorre piacevole: l’autrice sa maneggiare la penna (o forse meglio dire usa word con proprietà) e, come accennavo prima, si tratta comunque di un testo agile che si legge in un paio d’ore, fino alla sua conclusione. Tuttavia, a me non sembra che sia un libro riuscito. Lasciamo stare tutti gli stereotipi sulla matematica che francamente sono un po’ ripetitivi; lasciamo anche perdere tutta la fragilità della storia raccontata, sia perché non credo proprio esista uno psichiatra che lascia improvvisamente baracca e burattini per dedicarsi a una sola persona, sia per la presenza del misterioso personaggio, con i suoi loschi (e francamente poco credibili) interessi sulla questione. E non mi interessa la plausibilità della storia, dal punto di vista matematico, perché non credo sia un delitto piegare la matematica a esigenze narrative: evidentemente qui uno non cerca verità matematiche. Il fatto è che si arriva alla fine, o meglio sono arrivato io alla fine, con l’idea di non aver proprio capito il significato della storia. Che cosa ha voluto raccontarci l’autrice del libro? Credo che si possa essere divertita a curiosare nel mondo della matematica e dei matematici, e pazienza se intervengono gli scontatissimi Eulero e Gauss (apprezzata invece la sorprendente e fugace apparizione di Persi Diaconis), ma per scriverne poi un libro, a mio avviso, avrebbe dovuto sostenerlo con una trama e un disegno un po’ più trasparente e credibile.

 

L'uomo che credeva di essere Riemann
Stefania Piazzino
edizioni e/o
2014

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