“Perché l’ho fatto?” - Leo Ortolani ci racconta perché ha scritto Misterius

On December 1, 2013

Continuando a fare le cose di sempre sarebbe portato in trionfo dai lettori. Che cosa spinge un fumettista come Leo Ortolani a confrontarsi con gli interrogativi della Scienza? Probabilmente non lo sapremo mai ma gli abbiamo chiesto perché ha fatto MISTERIUS – Speciale Scienza. E sapete cos’ha risposto?
Scopriamolo insieme. (L'intervista e il glossario sono a cura di Roberto Natalini, con la collaborazione di Andrea Plazzi e l'amichevole aiuto di Amedeo Balbi, e sono apparsi per la prima volta in "Comics & Science", a cura di Roberto Natalini e Andrea Plazzi, Edizioni CNR, ottobre 2013).

 NdR.: Gli asterischi nel seguito rimandano ad altrettante note nel Glossario che trovate in fondo alla pagina. 

Sei laureato in Geologia: viene prima quella o Rat-Man? Eri un ragazzino che andava a letto con la sua collezione di minerali e che a un certo punto si è messo a fare il fumettista, o avevi già deciso che volevi disegnare le storie del Ratto e per passare il tempo ti sei iscritto all’università? Perché proprio geologia?
Viene prima Rat-Man. Anzi, il fumetto in generale. Ho sempre amato i fumetti, ho sempre fatto i fumetti. Ma mia madre, che è pittrice e la sa lunga sul destino di chi segue l’arte, mi disse “Fai quel che vuoi, ma preparati un piano di fuga che funzioni”. Non disse proprio così, ma quasi. Mi consigliò, insomma, di prendere una laurea, di specializzarmi in qualcosa, di avere un mestiere normale, che quando dici alla gente cosa fai per vivere, la gente riesca a capirlo. Così, arrivato in quinta liceo, presi il libretto con tutte le facoltà che c’erano a Parma e mi misi a scegliere quella che avrei potuto fare. La scelsi per esclusione. E perché c’era quella frase, nella presentazione della facoltà, che mi sembrava bella... qualcosa che suonava tipo “studiando geologia, vi accorgerete di abbracciare una diversa percezione del tempo, misurato in milioni e milioni di anni. E vi sentirete delle inutili merdacce”. La seconda parte l’ho aggiunta io, ma il senso era quello.

Ti senti un nerd? Guardavi “Star Trek” o “Happy Days”? Se hai guardato tutti gli episodi di “Ai confini della realtà” sei un nerd, anche se in camera avevi il poster di Fonzie.
Mi sento abbastanza nerd. Ma è inevitabile per chi vive in un mondo di fantasia. Ovviamente guardavo “Star Trek”, e anche Fonzie. Ma non era lui il mio modello. Io ero più come Richie. O Potsie. O Marion Cunningham.

Cosa hai pensato quando Andrea Plazzi ha cominciato a parlarti di “scienza e fumetti”? Hai cambiato discorso o sei corso subito a guardare su Wikipedia?
Quando ha iniziato a parlare di scienza, sono stato salvato da Greta, la Scimmia che batte i piatti. È una simpatica invenzione del cervello umano che lo preserva da conversazioni troppo impegnative da seguire. Inspiegabilmente, Greta mi si attiva anche a Messa, alla lettura del Vangelo: il celebrante inizia con “dal Vangelo secondo Giovanni...” e appare Greta. Quando se ne va, siamo già al Credo. Non so perché. Ma ce lo spiegherà Misterius.

conferenza (1)

Mai del tutto tranquillo, Leo Ortolani tra due matematici, Roberto Natalini e Andrea Plazzi. Dietro occhieggia Stefano Pisani.

Hai dichiarato che a scuola sei sempre stato terrorizzato dalla matematica. Durante la preparazione di Misterius, che cos’hai provato incontrandoti in un umido seminterrato con un nutrito gruppo di matematici, fisici e altri scienziati assortiti?
Per un attimo, quando ci siamo trovati là sotto, e io ero con le spalle al muro senza vie di fuga, mi è apparso il volto di mia madre che scuoteva la testa in segno di disappunto. Gli scienziati continuavano ad arrivare, sempre più numerosi. E se all’inizio avrei ancora potuto aggirare facilmente Amedeo Balbi, dopo pochi minuti la densità di conoscenza era tale che non avrei potuto attraversarla nemmeno con un’ignoranza a punta come la mia. Per fortuna si sono dimostrati amichevoli, ci siamo presentati, si sono detti disposti a raccontarmi quello che stavano facendo e allora ci siamo seduti e ha iniziato un matematico a parlarmi di cosa mettere nello zaino[*]. A quel punto è uscita Greta. Quando ha finito di battere i piatti ero già sul treno di ritorno per Parma.

L’inizio della tua storia è folgorante e forse addirittura un po’ troppo veloce. Per esempio, non ho capito proprio come tu sia riuscito a far calcolare alla Macchina di Turing il numero di telefono di Monica Bellucci. A me esce sempre il cellulare di Plazzi. Dove sbaglio?
Probabilmente non hai inserito correttamente le misure della Bellucci. La Macchina di Turing[*] le legge e le somma sul nastro, per questo esce il numero di cellulare di Plazzi.

In questi mesi hai studiato, hai parlato con molti scienziati e simili amenità. Quale idea ti sei fatto sulla matematica come disciplina? Quali direzioni credi che possa seguire la ricerca e che cosa diresti ai giovani che volessero intraprendere la carriera accademica in questa disciplina?
Solo quello che disse Gandalf: “Fuggite, sciocchi!”. Peraltro lo disse anche a chi voleva fare geologia. Ma avevo le cuffie del walkman.

Per Misterius hai dovuto lavorare duro. Per esempio, sul tuo blog una volta hai iniziato un post con questa frase che mi ha fatto saltare sulla sedia: “Mentre son qui nel fornetto scaldavivande di Parma a guardarmi dei gran video sull’ipotesi di Riemann...” Anche se sono un matematico, quello non è proprio il mio campo (un po’ come se a te chiedessero di parlare del fumetto esistenzialista francese degli anni Cinquanta), per cui ti dispiacerebbe spiegarmi di che cosa parla questa ipotesi? Hai fatto progressi verso la sua risoluzione? Non è che hai qualche idea da passarmi?
Ah, i bei momenti in cui mi fanno una domanda a cui non so rispondere! Del video sull’ipotesi di Riemann[*] ricordo solo questo tipo che fa il Misterius della situazione e alla fine entra in un mondo astratto dove ci sono delle figure tridimensionali fatte a monti e valli, e dove ci sono le valli e la funzione si annulla (o almeno credo), ci sarebbero i numeri primi. E se si va avanti all’infinito, sono tutti su una linea. Cosa questo voglia dire, lo ignoro. Ma probabilmente era un modo come un altro per Riemann di passare tutto il giorno in studio e lasciare alla moglie il compito di fare la spesa, andare a prendere i figli a scuola, seguirli nei compiti, preparare la cena. Poi alle sette e mezza, Riemann rientrava a casa e fingeva spossatezza: “Ho trovato un altro numero primo! Non ti dico la fatica!” E invece era uscito a bere con l’amico Gunther.

Ricordiamo che l’Istituto Clay ha messo in palio sette premi da un milione di dollari per la soluzione di altrettanti problemi matematici, i cosiddetti “Problemi del Millennio”[*]. A parte l’ipotesi di Riemann, hai qualche suggerimento su quale problema ti sembra più risolvibile?
Ma certo.
Quello più facile, che ho peraltro già risolto, è quello in cui ci si domanda se NP = P[*].
Ovviamente no! Ma lo vedo solo io? C’è una “N” in più! Ah! Ah! Ah! Matematici!
Dove ritiro il milione?

Anche se in modo abbastanza velato, fai capire chiaramente che secondo te la maggior parte delle persone odia la matematica e ne ha paura. Ne sei certo? Perché mai dovrebbe?
Cosa posso rispondere a un matematico? Posso fidarmi? E se poi mi dai quattro? Anni e anni di campo di concentramento scientifico non possono essere cancellati così. Come se fossero scritti sulla lavagna. Noi della sezione E, oltretutto, siamo stati terrorizzati dal primo robot vivente. Controllava ogni nostra parola, durante l’interrogazione e se ne usavamo una diversa eravamo finiti. Un giorno, un mio amico il cui padre era professore universitario di fisica, risolse un problema matematico con un approccio diverso, suggeritogli dal padre. Un approccio che il robot non ci aveva insegnato. E questo lo mise in difficoltà. E ai robot non piace essere messi in difficoltà. Un giorno, consegnandomi un compito in classe mi disse: “Sai, Ortolani, con questi errori mi meraviglia che tu sia ancora a piede libero”.
Era un personaggio.
Il Darth Vader della matematica.
Compagne di classe che piangevano alla lavagna. E il robot le apostrofava senza pietà: “Signorina, se piange per una cosa così, cosa farà quando le morirà qualcuno?” Questa era la matematica, per noi. La paura. E nelle altre classi non andava meglio. L’unica volta che ho amato la matematica è stato alle medie. Perché la mente riusciva a trovare il modo di risolvere le cose. Mi divertiva. Ma dalla terza liceo in poi... dagli studi di funzione in poi... nulla ha avuto più senso.
Solo una volta, studiando le funzioni nello spazio, arrivai per un attimo a una sorta di illuminazione. Capii la soluzione di un problema... era bellissimo, come se mi fossi trascinato oltre un muro e riuscissi a vedere quello che mi nascondeva. è durato un attimo, poi quando ho cercato di spiegarlo ai miei amici, sono scivolato di nuovo, rovinosamente giù dal muro, nella fossa dell’ignoranza.

Il matematico della tua storia si distingue per la pettinatura eccentrica, le intuizioni fulminanti, la scarsa comprensione da parte dei colleghi. Come sei venuto a conoscenza della straordinaria biografia di Jean-Pierre Bagolot?
Ho trovato un testo di Bagolot nella biblioteca comunale di Guastalla (RE). Era tra Il tortello di zucca mantovano e Le montagne del Trentino: come evitarle.

E se dovessi fare un confronto tra Cédric Villani e Jean-Pierre Bagolot?
L’indubbio elemento di forza di Villani è che si diverte. E quando uno si diverte è perché ha il controllo della materia. Ma per raggiungere il controllo devi divertirti. Bagolot, a differenza di Villani, si divertiva a guardare gli altri. E poi li imitava. Oppure trovava soluzioni particolari a problemi che poi non era in grado di affrontare. Ma il problema vero è che secondo me non si è mai divertito veramente.
Forse solo una volta. Quando ha fatto lo scherzo del sacchetto di carta con dentro la cacca che lo metti davanti alla porta di un collega, bussi e intanto dai fuoco al sacchetto, il collega esce e vede il sacchetto che brucia e lo pesta per spegnere le fiamme. Fu dopo quell’episodio che Fermi[*] lasciò Gottinga.

Dimostrando i suoi famosi teoremi di incompletezza, Kurt Gödel[*] precede di poco il nostro sfortunato amico. Ho ammirato la precisione con cui hai esposto il profondo risultato di Gödel, e soprattutto l’impeccabile ortografia dei puntini sulla “o”. Sapresti ridirlo con parole tue? Vedi una connessione con la Macchina di Turing?
So dirlo con le parole di Wikipedia. Per dirlo con le mie, “Io non dico mai la verità”. E poi lascerei la gente a divertirsi cercando di interpretarla.
Una volta l’ho detto in macchina con Turing. Lui ha accostato e mi ha fatto scendere.
Gli ho tirato una mela.

In realtà, come fai giustamente osservare, un punto di contatto tra Bagolot e Villani esiste ed è il problema detto dello “Smorzamento di Landau”[*]. Entrambi hanno affrontato con efficacia il problema e la soluzione di Bagolot è la più semplice. Perché allora gli sono mancati i dovuti riconoscimenti? Non ti sembra un’iniqua emarginazione?
Sono d’accordo. Oltretutto, dopo quella puntata di Misterius, in casa nostra abbiamo iniziato a usare lo smorzamento di Landau quando mia figlia Lucy Maria dà in escandescenze. In casi del genere, l’unica soluzione adeguata è quella di Bagolot. Tuttavia, Lucy Maria non sa chi sia Landau, e persevera. Il cammino della matematica è costellato anche di insuccessi.

E parliamo del frazzo, che a me sembra una scoperta sensazionale. Certo non da meno dell’analisi non-standard[*] e dei numeri iperreali di Abraham Robinson, del GrossOne[*] di Yaroslav D. Sergeyev e di altre estensioni dei numeri ordinari. Un concetto molto “fuzzy” e dalle interessanti possibilità applicative. Non sarebbe ora di cambiare i vecchi e ammuffiti programmi ministeriali e introdurre nelle scuole queste nuove idee?
Io il frazzo l’introdurrei fin dalle elementari. Che i bimbi imparino subito a entrare in confidenza con questo nuovo, entusiasmante numero. Oltretutto, molte volte i docenti potrebbero uscire dall’ambiguità delle votazioni. Invece di dare “sei più” o “sette meno meno”, possono dare “frazzo”, che è molto più chiaro.

E poi irrompe in scena Villani, anche se subito viene preso da altri problemi. Cosa pensi delle sue ricerche? Che legame credi che abbiano col suo modo di vestire?
Credo che Gauss gli abbia passato un vecchio catalogo della Vestro, spacciandoglielo per l’ultima moda francese in fatto di matematici.
Uno scherzo che il professor Villani, impegnato nelle sue ricerche, non ha colto. Ora, dopo tanto tempo, sembra scortese farglielo notare. Delle sue ricerche so ovviamente pochissimo, ma conto di leggere il suo libro, Il teorema vivente, non tanto per capire cosa ha fatto, nel campo della matematica, quanto per sapere come lo ha fatto, dovendo anche vivere.

Il Sovrintendente Plazzus mi fa capire che è tempo che mi occupi di fisica, altrimenti mi rimpiazza con Balbi. Io però di fisica ci capisco poco. Ma proviamo. Secondo te, perché la teoria delle stringhe[*] è in una crisi così profonda, tanto che secondo alcuni sarebbe completamente superata?
Colpa del film “Star Trek: Generations”, in cui Kirk viene eliminato dall’universo di Star Trek con quella soluzione fastidiosa e sciocca in cui precipita in un canyon come Wile E. Coyote. Da quel momento, tutto ciò che ha a che fare con quel film, compresa, appunto, la stringa che permette di far convivere Picard e Kirk nello stesso momento, è stato messo al bando.

Lasciando perdere per un attimo il problema della materia oscura[*], come spieghi la presenza dell’energia oscura? Sei d’accordo con Leveraine? Basta che non chiediamo a Balbi, per favore.
Sono assolutamente d’accordo con Leveraine, e spezzerei oltretutto una lancia a favore del fratello maggiore dell’universo. Nel momento in cui l’universo deve alzarsi, e l’energia oscura lo sollecita, non si è mai accennato alla presenza, nella stessa camera, del fratello maggiore dell’universo, che chiamaremo “universitario”, il quale poteva alzarsi anche un’ora dopo, ma ogni mattina veniva accelerato insieme al fratello. Un’ingiustizia che solo Leveraine ha trattato nell’articolo “Mi girano le galassie”.

Parli della scienza come di un “rifugio sicuro per tutti gli uomini magrolini e con gli occhiali”. Quindi secondo te chi fa scienza lo fa perché altrove è stato scacciato da uomini nerboruti che ci vedono benissimo?
È la mia teoria sul bullismo. Più aumenta il livello degli studi, più diminuiscono i bulli. Questo vorrebbe dire che i bulli sono tonti? Sì. E lo dico con tranquillità, tanto i bulli non arriverebbero mai a leggere un’intervista così fino in fondo. I peggiori non la leggono nemmeno, la prendono a calci.

Un’altra affermazione che fa riflettere: “Scienza: spiegare come funziona il mondo che ci circonda in maniera che gli altri non possano capire”. Ma è proprio vero che gli scienziati ci tengono a non farsi capire?
Ma certo, è la naturale conseguenza della mia teoria. Se gli scienziati spiegassero le cose in modo chiaro e accessibile a tutti, chiunque potrebbe arrivare al loro livello e si troverebbero ancora davanti i bulli delle scuole dell’obbligo. In questo modo, la barriera culturale tiene.

Con tutto il lavoro preparatorio che hai fatto, il tuo livello di confidenza con fisica e matematica è al massimo. Si sente che sei in gran forma. Prova a immaginare una cosa difficile: come parleresti di matematica e fisica a dei liceali? Cosa diresti? Come glielo diresti (nell’ipotesi che in classe non ci siano tizi nerboruti dalla vista eccellente)?
Non ci proverei nemmeno, essendo incapace di trasmettere qualunque tipo di sapere, ho anche un foglio del medico curante che lo certifica. Darei un bel compito in classe e poi mi metterei a leggere Playboy.

Ora una domanda di importanza capitale che apre le porte alla ricorsività. La famiglia Chiapparotta è la tipica famiglia media italiana che non legge e guarda sempre la TV. Ma per caso, non è che stava guardando Misterius (e il cerchio si chiude)?
No, i Chiapparotta guardano di solito i programmi con quelli che cantano e gli altri che li giudicano. O quelli dove c’è lei che fa la corte a lui, seduto sul trono, uno che si vede che era un bullo, perché ha il viso disteso, la pelle fresca e un bel vestito, tutti indizi di scarsa attitudine allo studio.
Ma se proprio cercate un qualche punto di contatto tra il narrato e il narratore, io sono quello che guardava gli organi sessuali sull’enciclopedia, deluso perché erano in sezione.
In questo modo il mio interesse verso il sesso è diminuito, lasciando spazio a quello per lo studio, fino a quando, al quarto anno di geologia, ho scoperto che le studentesse non ce l’avevano disegnata. Ma avrei dovuto arrivarci per similitudine, visto che nemmeno il mio era disegnato e in sezione.
Ma credevo di avere una malattia.
E' stato allora che ho cominciato a seguire MISTERIUS, per non trovarmi più in difficoltà nei confronti del Sapere.

Secondo te “del Sapere” fanno parte anche argomenti controversi come i Templari e le scie chimiche?
Su questo non ho dubbi: per quanto mi riguarda, le uniche scie chimiche importanti sono quelle rilasciate dai Templari.
Diffidate delle altre.

Che ne pensi delle trasmissioni televisive che parlano di scienza? Ne hai una preferita?
Ho smesso di guardare la televisione sei anni fa. Dopo una puntata di “Voyager”.

GLOSSARIO

Analisi non-standard, numeri iperreali
Riformulazione dell’analisi matematica proposta negli anni Sessanta dal matematico di origine polacca Abraham Robinson, con lo scopo di permettere un uso rigoroso dei più intuitivi “infinitesimi” proposti da Gottfried Wilhelm Leibniz. Robinson definisce gli infinitesimi come numeri positivi “più piccoli di qualsiasi numero razionale dato” ed estende in questo modo i tradizionali numeri reali agli “iperreali”, definiti come la somma di un reale e di un infinitesimo.

Bagno chiuso (Teorema del)
Per ora non è ancora stato dimostrato ma in compenso esiste quello “del grafico chiuso”. Secondo questo teorema, un operatore (cioè una funzione) lineare tra due spazi vettoriali “normati completi”, in cui è cioè definita una nozione generalizzata di lunghezza, è continuo se e soltanto se il suo grafico è un insieme chiuso (il grafico di una funzione f tra gli insiemi X e Y è l’insieme delle coppie (x, f(x)), per tutti i possibili elementi x di X).

Fermi, Enrico (e Gottinga)
Nel 1923 la città tedesca era la capitale mondiale della ricerca fisica e matematica. Il grande fisico italiano vi giunse accompagnato dalla fama meritatissima di enfant prodige, attirato dalla presenza di grandi nomi come Max Born, Werner Heisenberg, Wolfgang Pauli e Pascual Jordan. Là lavorò alle teorie di Paul Ehrenfest, trascorrendovi effettivamente un semestre di studio intenso, che trovò però insoddisfacente.
Ora sappiamo perché.

Galois (Problema inverso di)
Studiato da oltre un secolo ma ancora non completamente risolto, questo problema può essere formulato così: fissato un campo F, quali gruppi sono gruppi di Galois di una qualche estensione di F? È detto “inverso” perché di solito, data un’estensione di un campo, si cerca di determinarne il gruppo di Galois.
All’inizio dell’Ottocento il matematico Evariste Galois elaborò un metodo generale per stabilire se un’equazione algebrica ammette o meno radici calcolabili con operazioni elementari. Il suo lavoro è considerato l’atto di nascita della moderna teoria dei gruppi. Morì a soli vent’anni in un duello.

GrossOne
Il matematico russo Yaroslav D. Sergeyev, residente da anni in Italia, ha proposto una nuova unità di misura per l’infinito, il “GrossOne”, che permette di maneggiare computazionalmente e in modo rigoroso i concetti di infinito e infinitesimo.

Millennio (Problemi del)
Sono sette problemi matematici proposti nel 2000 dall’Istituto Clay: la risoluzione di ciascuno di essi frutterebbe al vincitore un milione di dollari. Per ora è stato risolto solo uno dei problemi, a opera del matematico russo Grigori Perelman, che nel 2006 ha dimostrato la verità della congettura di Poincaré (per questo gli è stata conferita la Medaglia Fields, che Perelman ha però rifiutato). I restanti problemi sono: “P=NP?”, la Congettura di Hodge, l’ipotesi di Riemann, la congettura di Birch e Swinnerton-Dyer, la teoria quantistica di Yang-Mills, la risoluzione delle equazioni di Navier-Stokes.

Oscura (materia, energia)
“Materia oscura” è un termine usato in cosmologia per indicare la materia dell’Universo che non è direttamente osservabile, se non per i suoi effetti gravitazionali. Tranne che per questi ultimi, la sua natura e le sue caratteristiche sono quindi sconosciute. Dovrebbe formare circa un terzo del contenuto totale dell’universo e l’85% della materia. Non va confusa con l’energia oscura, che è un’energia prevista dalla Relatività Generale di Einstein e che spiegherebbe l’apparente espansione accelerata dell’Universo.

Stringhe (Teoria delle)
Si tratta di una teoria fisica il cui obiettivo è quello di spiegare le leggi dell’universo combinando il Modello Standard delle particelle e la Teoria della Gravitazione. Al posto delle particelle puntuali della fisica tradizionale, si considerano oggetti unidimensionali detti “stringhe”.
Una delle estensioni della “teoria classica delle stringhe” è detta “teoria M” e prevede l’esistenza di 11 dimensioni (il tempo, più 10 spaziali).
La critica principale che viene normalmente mossa alla teoria delle stringhe (e alla teoria M) è la mancanza di evidenze sperimentali e il loro scarso potere predittivo.

Zaino (Problema dello)
Supponiamo di avere uno zaino che può sopportare al massimo un certo peso, e un certo numero di oggetti, ciascuno dei quali dotato di un peso e di un valore. Si tratta di riempire lo zaino col massimo valore complessivo possibile senza superare il peso massimo consentito. È un problema che ricade nell’ambito della cosiddetta Ricerca Operativa, e trova applicazione in ambiti come l’ottimizzazione dei portafogli finanziari, la produzione industriale, la criptografia. La complessità del problema può crescere enormemente all’aumentare degli oggetti. Più precisamente, si tratta di un problema NP-difficile, cioè con una difficoltà di risoluzione che è almeno quella di un problema NP-completo (v. “P=NP?”).

One Comment

  1. Marco

    01/12/2013 at 22:51

    Intervista spassosissima! ☺

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