Pin It

Molti lettori di MaddMaths! e appassionati di Matematica conoscono la “Lettera Matematica Pristem” che per oltre 25 anni e ben 107 numeri ha animato il panorama culturale italiano con la sua presenza fatta di proposte originali, profonde e veramente interdisciplinari. Per tanti motivi ad un certo punto la Lettera ha cessato le pubblicazioni. Ora, dopo circa un anno, torna la Nuova Lettera Matematica con una nuova casa editrice. Per ora un primo “numero di prova” che gli animatori di questa iniziativa indendo proporre per dire “ci siamo”, poi dai prossimi saranno rese note la nuova redazione (parzialmente rinnovata) insieme a modalità di abbonamento e istruzioni per autori.

Di seguito trovate l’editoriale e la pagina di sommario di questo primo fascicolo della rivista (disponibile gratuitamente in PDF) che è stato concepito e realizzato come una sorta di “numero 0” introduttivo alla nuova serie, ma che poi, alla fine, per motivi pratici, si è deciso di chiamare numero 1. D’altra parte, vista la continuità ideale col passato, questo potrebbe anche essere il numero 108. Noi di MaddMaths! facciamo comunque tanti auguri alla nuova rivista che seguiremo con attenzione.

Vai al sito della rivista e scarica gratuitamente il pdf del primo numero

CI SIAMO

In questi mesi abbiamo immaginato con speranza e trepidazione questo momento. Scrivere di nuovo. Perché questo significa che il brutto è alle spalle. Che siamo riusciti a ripartire. Questo primo contatto con i nostri lettori, quindi, se da un lato ci riempe di gioia, perché testimonia di aver scampato un grave pericolo (quello che la sua assenza potesse diventare definitiva) dall’altro ci pone difficili problemi di comunicazione. Cosa possiamo promettere ? Niente. Su cosa possiamo impegnarci? Praticamente su nulla. Possiamo solo enunciare buone intenzioni.

Un’altra cosa che possiamo fare è dire al lettore in modo chiaro ed esplicito le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare e quelle che affronteremo assieme, noi che riproponiamo la rivista e voi lettori che – lo speriamo tanto – non solo riprenderete a seguirci dopo questa lunga pausa ma ci consiglierete, in questo difficile momento di ripartenza, i percorsi da seguire. La rivista vorrebbe essere (o, almeno, aspira ad essere) allo stesso tempo la stessa e completamente diversa. Diversa proprio per potere continuare ad essere se stessa. Ha cambiato forma per potere continuare ad avere la stessa forma interiore (quella implicita). Per poter sopravvivere è diventata una rivista online ma
per rendere accettabile il passaggio è possibile ottenerla anche cartacea, usando la tecnica del “print-on-demand” (non ci sono mai piaciuti gli sfoggi di termini inglesi ma in questo caso usare un altro termine potrebbe significare non farci capire). E, ancora, abbiamo deciso col nostro nuovo editore che – indipendentemente da coloro che queste stampe cartacee richiederanno – noi un po’ di copie le vogliamo in ogni caso avere sia per potere noi stessi stringere qualcosa tra le mani sia per mostrare un oggetto fisico quando incontreremo qualcuno che non la conosce ancora.

Questo è quello che abbiamo pensato e poi concordato con il nuovo editore. Ma questo è successo “prima” che la pandemia interrompesse proprio quegli aspetti dei rapporti umani e personali – gli scambi diretti, fisici – a cui accennavamo prima. In questa nuova situazione è proprio la “versione eterea” quella che ci permetterà di riprendere prima i nostri rapporti. Mentre scriviamo non è chiaro quando avverrà che gli scambi fisici tra le persone potranno riprendere. Forse, timidamente, proprio quando questo numero “zero” apparirà. Questa coincidenza la vediamo come un auspicio favorevole. Per la rivista e per un (sia pur lento) ritorno a una qualche forma di normalità.

Vogliamo conservare lo stile della vecchia rivista e quindi mantenere la ricchezza e varietà di impostazione, occuparci di vari aspetti: didattica, applicazioni, storia, società, rapporti con le altre discipline. Questi vari aspetti vorremmo che fossero sempre presenti, sia pur con brevi contributi, quindi abbiamo pensato a delle rubriche tematiche. Per questioni organizzative usciremo due volte l’anno, invece delle tre/quattro a cui eravamo abituati ma vorremmo anche far sì che la rivista risponda a esigenze diffusesi da un po’ che richiedono una maggiore immediatezza e brevità. Non vogliamo certo copiare i 150 caratteri di Twitter ma forse cercare di essere più brevi a parità di contenuto informativo può essere un buon programma. Molto impegnativo, però, perché riuscire ad essere brevi senza ridurre o degradare l’informazione richiede tempo. Già Pascal in una delle sue “Provinciali” si scusava con l’interlocutore per la lunghezza della sua lettera, che era tale perché non aveva avuto il tempo per renderla più breve.

Ebbene, cercheremo di trovarlo questo tempo. Anche perché l’essere costretti a casa a causa di questo contagiosissimo Coronavirus ha già modificato – almeno in molti di noi – il rapporto col tempo. Alcuni, chiusi in casa senza altri impegni, riescono a fare tantissime cose, più di quanto riuscissero a fare prima. Per altri è come se si fosse “dilatato” ma poiché – contemporaneamente – anche le solite scadenze sono state tutte rinviate (ed è come se non esistessero più) riesce più difficile concludere, cioè utilizzare bene il tempo. Forse potremmo dire che – in questo momento – viviamo una situazione di tempo sospeso a cui ciascuno di noi reagisce in modo diverso. Ciò che è certo è che la concezione del tempo in tutti si è modificata. Ebbene in questa ristrutturazione del nostro tempo interiore che siamo costretti a fare cerchiamo di trovare il modo (il tempo) per essere più brevi senza perdere contenuto informativo. Prima, quando citavamo Pascal – poiché, com’è noto, le citazioni sono come le ciliegie: una tira l’altra -, ci è venuta in mente un’osservazione di Einstein sulla comunicazione a cui vorremmo pure ispirarci: “raccontare le cose nella maniera più semplice possibile ma non più semplice” (giusto, quasi banale ma quanti di noi ci pensano realmente al fatto che ogni cosa, ogni argomento, ogni concetto ha un suo livello “semplicità” (o di complessità) al di sotto del quale non si può scendere se vogliamo realmente trasmettere il nucleo significativo di ciò di cui stiamo parlando). Ecco allora due concetti guida per il cammino che ci accingiamo ad intraprendere: brevità e semplicità ma con la consapevolezza che né l’una né l’altra si possono comprimere ad libitum.

Vorremmo mantenere una continuità di fondo con una diversa struttura. Nel progettare questa dovremmo tener conto di mutamenti sia di gusto comune sia istituzionali. La “comunicazione breve”, oggi molto apprezzata, dovrebbe essere fornita da varie rubriche “fisse” che saranno più sintetiche di prima. Rivedremo, poi, i meccanismi di revisione degli articoli. In passato siamo sempre stati molto rigidi e severi ma in modo informale. Adesso occorre che la valutazione sia rigorosamente “documentabile”. Soddisferemo a questo condizione, sicuri anche di riuscire a vincere la sfida di far convivere nell’ambito della stessa rivista una parte efficacemente comunicativa con una parte rigorosamente scientifico-accademica. E che fare, poi, della vecchia tradizione dei “numeri monografici”? Uscendo due volte l’anno, forse non sono più proponibili. Una via di mezzo, accettabile, è di trattare, in ogni numero, un tema unitario in un piccolo dossier. Questa è la struttura che abbiamo in mente. Infine, vorremmo che la rivista nuova continui ad apparire anche in una edizione internazionale in inglese. Abbiamo affrontato (e risolto) questo aspetto col nuovo editore ma rimane un problema. In precedenza gli articoli venivano tradotti (non forniti in inglese dagli autori). Adesso non possiamo affrontare questa spesa. Riusciremo a continuare ad avere l’edizione internazionale solo se ci aiuteranno i nostri autori, fornendoci loro una versione in inglese del loro contributo.

Anche se questo numero non ha la sua struttura regolare, lo abbiamo lo stesso suddiviso in varie parti e prima di ognuna di queste introdurremo gli articoli di ogni gruppo. Un’ultima cosa, veramente l’ultima. Questa introduzione alla nuova serie della nostra Lettera la vogliamo firmare tutti, tutti noi che abbiamo creduto a questa rinascita.

Renato Betti, Gian Italo Bischi, Mauro Comoglio, Liliana Curcio, Pietro Nastasi, Enrico Rogora, Marco Elio Tabacchi, Settimo Termini

Pin It
this site uses the awesome footnotes Plugin