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“Io non capisco, si ricordano sempre di me, è incredibile…”. Sono le parole, commosse, di un genio umile che ha appena vinto il Premio Abel. Sono le parole del novantenne Louis Nirenberg, già National Medal of  Science, Steele Prize e membro dell’American Mathematical Society, così come sono state raccolte al telefono da Gabriella Tarantello. La professoressa Tarantello attualmente insegna Analisi all’Università Tor Vergata di Roma, ma nella seconda metà degli anni Ottanta è stata dottoranda di Nirenberg alla New York University e da allora ha con lui un rapporto speciale, anche se li divide un oceano. “Questo premio è strameritato, d’altronde Nirenberg ne ha ricevuti moltissimi perché è un eccezionale matematico” dice la Tarantello, che abbiamo intervistato a pochi giorni dall’annuncio del Premio Abel 2015.

Il vastissimo talento di questo matematico di origini canadesi si è esaltato nel campo dell’analisi, in particolare quello delle equazioni alle derivate parziali: il premio Abel gli è stato assegnato, in condivisione con un altro monumento della matematica come John Nash, per i suoi lavori sulla regolarità delle soluzioni delle equazioni ellittiche lineari. Si tratta di oggetti che riguardano argomenti come la fluidodinamica, la fisica dei plasma, i problemi dei vortici. Gli studi di Nash e Nirenberg hanno contribuito a fornire uno scema dimostrativo per la regolarità delle soluzioni deboli in problemi ellittici.

Nirenberg

Nirenberg si è formato in quella casa delle eccellenze che è la McGill University ed è arrivato al Courant Institute of Mathematical Sciences della New York University negli anni Cinquanta, nel periodo in cui questo centro di ricerca cominciava a fiorire, dopo il secondo conflitto mondiale. “Nonostante sia considerato uno dei migliori analisti del Novecento, le attenzioni di Nireneberg inizialmente erano state rivolte alla geometria differenziale, e anche nei suoi lavori di analisi, lo si nota facilmente, c’è sempre un po’ di gusto geometrico” confida la Tarantello. Come non ricordare allora i principali contributi di questo grande scienziato. I problemi di geometria differenziale, per esempio, come quello della curvatura di Gauss assegnata sulla sfera, che fu proprio definito il Nirenberg problem, che egli pose intorno alla metà degli anni Sessanta e che è ancora in via di completa risoluzione. Oppure i lavori in analisi complessa, in cui la parte analitica si sposa un po’ con quella geometrica, come le equazioni di Monge-Ampère sia nel campo reale che nel campo complesso – e le equazioni di Monge-Ampère complesse stanno godendo di un recente interesse per applicazioni di dinamica complessa. “C’è poi – aggiunge la Tarantello – la disuguaglianza di Gagliardo-Nirenberg, che si utilizza in tutti i problemi di regolarità delle soluzioni di equazioni ellittiche non lineari, che ho sfruttato ancora proprio pochi giorni fa”.

Ma è il Nirenberg umano che lascia, forse, ancora più impressionati. Un Nirenberg uomo che è all’altezza del, e forse superiore al, Nirenberg scienziato. “Una persona amabilissima – continua la Tarantello – che mi considera un po’ la sua figlia adottiva e che mi ha insegnato il mestiere senza mai farmi pesare la questione di genere. E consideriamo che oltre trent’anni fa, quando andai a studiare negli Stati Uniti, questo problema era ancora più sentito di adesso”. Non solo un advisor, dunque, ma una persona attenta alla dimensione umana, “alle idee, alla creatività. Ricordo che quando ci incontravamo nei vari meeting di lavoro, all’Università, ci chiedeva sempre, prima di cominciare ‘che film hai visto ieri? Che mostra hai visitato?’ e se ne parlava un po’. Solo dopo, si cominciava a fare matematica”.

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Figlia pittrice, nipote musicista, Nirenberg è un grande appassionato di cinema e di ceramiche, “ha la casa piena di ceramiche, quasi tutte di provenienza italiana” spiega Tarantello. E con il nostro Paese ha un rapporto particolare. “Quando ci fu, per me, la possibilità di rientrare in Italia, Nirenberg mi incoraggiò a farlo, lodando il mio paese per la sua cultura e la sua vivibilità. Dice sempre ‘quando vado in Italia mi sento curato da tutti i miei crucci’“. Una storia d’amore con l’Italia che è cominciata grazie a Guido Stampacchia. “Con Stampacchia, Nirenberg ebbe uno splendido rapporto: era un giovane studente straniero agli inizi e venne estremamente influenzato da un grande matematico come Stampacchia, anche sotto il profilo umano. Credo che sia proprio quella stupenda esperienza ad averlo bendisposto nei confronti di tutta la comunità matematica italiana, che a sua volta gli ricambia la stima e l’affetto”.

Un affetto che sarà certamente manifestato a giugno, quando Nirenberg sarà all’Università Tor Vergata dal 20 al 29, con un piccolo workshop, intitolato “An afternoon on mathematics at Tor Vergata with Louis Nirenberg” il 26 giugno dalle 14.00 alle 18.30.

Stefano Pisani

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