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Premessa. Questo è un post politico. In esso esprimo una mia personale convinzione. Se leggere un post politico in un blog di matematica vi innervosisce, saltatelo e leggete altro: attualmente abbiamo altri 1678 articoli su Madd:Maths! tra cui scegliere.

Non vi consiglio però di farlo. Ritengo che quello che voglio trattare sia un argomento importante e —che condividiate o meno la mia opinione in proposito— su cui è importante riflettere.

Due borse di studio particolari

Negli scorsi giorni è balzata al (dis)onore delle cronache l’istituzione di due borse di studio da parte dell’Accademia delle Scienze di Torino, che avevano tra i requisiti il fatto che i candidati fossero italiani, figli di famiglia italiana (vedi articoli su Repubblica, LaStampa, Blogo). Le borse sono alla tredicesima edizione, ma per qualche motivo la stranezza della richiesta sulla genealogia del candidato (corredata anche dalla richiesta di presentare i certificati di nascita del candidato e di entrambi i genitori) non era mai stata evidenziata.

L’Accademia delle Scienze di Torino è una prestigiosa istituzione culturale, fondata nel 1757, sui cui Atti ha pubblicato anche Ennio De Giorgi. Non si tratta del circolo locale di Casa Pound o Forza Nuova e la richiesta dei certificati di nascità comprovanti l’italianità del candidato è quantomeno bizzarra, se non allarmante.

In seguito al polverone mediatico e politico, nonché ai messaggi di svariati singoli cittadini, l’Accademia ha deciso di rilasciare un comunicato in cui promette di riesaminare il bando e le sue clausole e curarsi che non ci siano discriminazioni. Dice altresì che a suo tempo (nel 2007) aveva scelto di accettare il lascito testamentario per senso di responsabilità nei confronti delle nuove generazioni di studiosi. Ovvero: pecunia non olet, e meglio accettare una borsa soggetta a vincoli sovranisti piuttosto che rinunciarvi per affermare un principio.

Pecunia non olet?

In un periodo di sottofinanziamento cronico all’Università e alla ricerca, l’argomento principe per accettare dei finanziamenti con un vincolo di questo tipo sembra dunque molto forte: meglio una borsa che dà un’opportunità in più che niente.

In risposta alla mia netta presa di posizione contro queste borse (si veda ad esempio il mio commento al post dell’Accademia, qui sopra) ho ricevuto sia apprezzamento sia critiche. Le critiche sono basate soprattutto sul fatto che gli unici effetti di una protesta di questo tipo possono essere la scomparsa di alcune borse e la paura  delle critiche indotta in eventuali potenziali futuri finanziatori della ricerca: ma come? anziché lodare qualcuno che destina parte del proprio denaro alla ricerca lo si copre di critiche?

Personalmente ritengo che lo scopo della classe intellettuale e accademica di un Paese non sia banalmente quello di fare le proprie ricerche in un vacuum, ma anche quello di contribuire alla crescita culturale, morale e intellettuale di tutto il Paese. Un messaggio forte “Non è lecito chiedere documenti quali gli atti di nascita dei genitori per assegnare una borsa di studio”, anche a costo di rinunciare ad un finanziamento, è fondamentale. Significa fissare dei paletti: sotto questa linea non si scende a compromessi.

Questa posizione, anche se a breve termine può far perdere finanziamenti e opportunità contingenti alla ricerca e agli aspiranti ricercatori, a lungo termine porterà dei frutti: un cambiamento culturale, per cui tutti ritengano immorale discriminare sulla base del luogo di nascita dei genitori, ad esempio, e non mettano tale vincolo in un lascito.

Una questione di valori

Siamo matematici, e amiamo considerare i casi limite. Pertanto porto ad esempio due casi limite del dilemma di sopra (accettare o meno i soldi con tali vincoli?).

Il male minore. Immaginiamo di assistere ad un incidente in auto: due ragazzi si feriscono gravemente e perdono molto sangue. Uno è un italiano bianco, uno un senegalese nero. Siamo in una zona isolata e i soccorsi non riuscirebbero ad arrivare in tempo. L’unico che può provare a salvare i feriti è un razzista che si rifiuta di curare il senegalese. Lasciamo morire entrambi o accettiamo l’aiuto per uno dei due?

La borsa ariana. Immaginiamo di ricevere un lascito per istituire una borsa di studio riservata ad ariani, in cui sia richiesto di non avere neppure uno dei 4 nonni ebreo. La accettiamo o ci ricorda troppo da vicino un periodo infausto della storia europea?

Dovrebbe essere evidente che è una questione di valori: vale più salvare una vita o un principio? Vale più un finanziamento alla ricerca o un principio? E a quali principi siamo disposti a derogare per accettare questo o quel finanziamento?

Si tratta di una questione di valori. Si tratta di decidere dove tracciare la linea. Si tratta di decidere fino a che punto pecunia non olet.

La risposta è soggettiva e individuale, ma è quantomai necessario che le Università e le Accademia si interroghino su dove fissare questa linea e si dotino di un codice etico.

I finanziamenti alla ricerca

Un’ultima riflessione: nel tempo i valori cambiano e cambiano le condizioni al contorno. In un periodo in cui vengono dati abbondanti finanziamenti alla ricerca, si possono rifiutare a cuor leggero i finanziamenti su cui ci siano dei vincoli. In un periodo di carenza estrema di fondi, ogni centesimo in più è ben accetto, a prescindere dalla provenienza e dai vincoli a cui tale finanziamento è soggetto.

Per garantire l’indipendenza, l’integrità e la moralità della ricerca e dell’Università sarebbe fondamentale un finanziamento abbondante e continuo da parte degli enti pubblici, onde non dover far dipendere la ricerca da finanziamenti di singoli privati o di aziende. La ricerca e il sapere dovrebbero essere valutati come uno dei beni più grandi dell’umanità. E, come tali, dovrebbero essere di tutti e per tutti.

Alberto Saracco

 

Alberto Saracco

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