Il segreto di Dava Sobel

On February 2, 2016

Dava Sobel è una giornalista scientifica americana, autrice di libri di grande successo (li trovate presentati sul suo sito). Tra gli altri ricordiamo "Longitudine", "Pianeti", "La figlia di Galileo", "Il segreto di Copernico". Abbiamo chiesto a Dava Sobel notizie sulla sua ultima opera, ormai di imminente pubblicazione. Si tratta di una singolare storia che coinvolge un gruppo di donne all'inizio del XX secolo. Assunte dal Direttore dell'osservatorio di Harvard per registrare dati o svolgere lavori computazionali, si riveleranno di valore eccezionale. Il loro contributo scientifico è fondamentale per le moderne conoscenze astronomiche. Pregustiamo quindi l'anteprima che Dava Sobel ci offre nell'intervista, attendendo con entusiasmo ed interesse la sua ultima opera.

Intervista a cura di Alessandra Celletti.

D.: Abbiamo saputo che stai scrivendo un libro su un gruppo di donne che ha lavorato con Edward Charles Pickering ad Harvard all'inizio del XX secolo. Puoi raccontarci in breve di cosa parla il tuo libro? 

R.: Verso la metà del XIX secolo, l'Osservatorio del College di Harvard cominciò a assumere alcune donne come calcolatrici, o meglio, calcolatori umani. All'inizio queste lavoratrici erano le mogli, le sorelle o le figlie degli astronomi residenti, ma tra gli anni '80 e '90 dell'ottocento il reparto femminile cominciò ad includere le laureate dai nuovi collegi femminili —Vassar, Wellesley, Smith. La fotografia stava trasformando la pratica astronomica, e così queste donne cominciarono a studiare le immagini delle stelle fissate nottetempo sulle lastre fotografiche. Questo "universo di vetro", formato da circa mezzo milione di lastre raccolte da Harvard in questo periodo, permise a queste studiose di fare straordinarie scoperte. Svilupparono infatti un sistema di classificazione delle stelle che fu accettato a livello internazionale ed è ancora in uso. Intuirono anche la sorprendente verità sulla composizione chimica dei cieli a aiutarono a stabilire una scala per misurare le distanze nello spazio.

D.: Secondo te, quali sono i fattori (ambiente? istruzione? fortuna?) per cui il cosiddetto "Pickering harem" ebbe un così gran numero di donne brillanti che diedero significativi contributi alla scienza? 

R.: Direi che vari fattori contribuirono: la disponibilità del direttore Edward Pickering ad assumere donne e assegnare loro dei compiti impegnativi:  l'introduzione della fotografia nell'astronomia, che permise alle donne di studiare le stelle nelle ore diurne; e la crescita dei collegi femminili, che permise lo studio di discipline come la fisica e l'astronomia alle studentesse.

D.: Quali sono state le tue motivazioni per scrivere questa storia affascinante? 

R.: Le mie motivazioni sono dovute al fascino della storia stessa. Ben prima dell'ottenimento del voto alle donne, le studiose dell'Osservatorio di Harvard vinsero premi, ricevettero lauree honoris causa, e furono accolte nelle società scientifiche negli Stati Uniti, in Europa e in Messico. Appena ho saputo di queste donne e dei loro successi (una ventina di anni fa), ho voluto scrivere su di loro. Quando ho cominciato la mia ricerca, ho scoperto una ricca raccolta di lettere e diari che mi hanno aiutato a dare vita a questi personaggi.

D.: La storia si svolge a Harvard, l'università in il cui rettore, Lawrence H. Summers, nel 2005 affermò che le differenze innate possono spiegare il minor successo delle donne nelle scienze e in matematica. Che ne pensi di queste affermazioni?

R.: Come puoi immaginare sono fortemente in disaccordo. E posso far notare che Lawrence Summers non è più il rettore dell'Università di Harvard. È stato sostituito nel 2007 da una donna, Drew Gilpin Faust.

D.: Quali sono secondo te le azioni più utili che le università possono adottare per incoraggiare le donne a studiare le scienze e, in particolare, la matematica? 

R.: Non è il mio settore di competenza, ma credo che il problema inizi ben prima del livello universitario. Se le ragazze fossero incoraggiate a sviluppare le loro abilità matematiche e i loro interessi scientifici già dalle scuole elementari, allora sarebbe più facile per loro diventare donne che vogliono studiare questi argomenti al college.

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