Carnevale della matematica #53

On September 15, 2012

Settembre, tempo di vendemmia, ma invece noi raccogliamo il frutto del lavoro estivo dei tanti carnevalari della matematica sparsi per l'Italia. Frutto raccolto dai quei burloni dei Rudi Matematici, che per l'occasione hanno ospitato il carnevale e hanno obbligato i partecipanti, per una volta, a metterci la faccia. Buona lettura!

 

Settembre, perdinci. E pure già iniziato da un bel pezzo!

Vabbé, visto che siamo nel bel mezzo d’un Carnevale della Matematica, che si sia nel bel mezzo del mese non è casuale, ma causale. La logica armonica del numero Quattordici, che coniuga il numero più letterario (Sette), con il primo numero plurale (Due), è ferrea, benigna e inamovibile, e non si vedrà giammai un Carnevale della Matematica sorgere a fine o inizio mese. Però Settembre è mese topico e cruciale, perfino un po’ scherzoso, perché si porta il 7 nel nome pur essendo ordinariamente nono (e già qui, sul significato di “ordinariamente”, si potrebbe scialare, e giocare sulle differenze avverbiali derivate da “ordinale” e “ordinario”). In parte restituiremo un po’ di imprevista coerenza onomatopeica al mese corrente proprio noi, poveri Rudi, visto che in questo Settembre celebriamo il nostro personale settimo Carnevale. Ma questo è puro egocentrismo, perdiana. Meglio tornare alle cose serie.

Una cosa seria è naturalmente il Carnevale. Di solito si parla dei numeri d’ordine, e non sfuggiremo alla regola, non sia mai. Ma già che ci siamo non è male soffermarsi anche sulle parole, anzi sulla parola: perché è sempre curioso vedere che strani giri queste fanno per il tempo e per lo spazio prima di tornarci addosso, con significato spesso del tutto mutato. E infatti “carnevale” sembra proprio discendere da “carnem levare“, dove il “levare”, in questo caso non significa “alzare” ma proprio il banale e ancora vivissimo “togliere”. La carne si toglie, sparisce dai piatti, perché sta per arrivare la Quaresima: e gli ultimi giorni prima del digiuno sono allora consacrati alla gozzoviglia, alla festa, al fare scorta di quei piaceri e di quelle esagerazioni che poi, per quaranta lunghi giorni, saranno vietatissimi. E così qui da noi il “Carnevale” mantiene chiara la sua collocazione temporale e soprattutto la fase scherzosa, cosicché la parola “carnevale” (e la sua derivata principale, “carnevalata”) sottolineano soprattutto il carattere di scherzo, di cosa poco seria, di mascherata arruffona.

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