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In questi giorni sono in corso gli esami universitari della sessione estiva. Vorremmo dire “in aula”, ma con il perdurare delle restrizioni dovute all’emergenza COVID, i luoghi dell’esame sono piuttosto camere, giardini, cucine e uffici. Come MaddMaths! e UMI vogliamo proporre un primo momento di riflessione su questa situazione. A partire da questo post troverete una serie di iniziative che stiamo mettendo in atto. Qui proponiamo il contributo di Giuliano Lazzaroni dell’Università di Firenze.

  • Nel passare agli esami a distanza avete dovuto modificare le vostre prove d’esame? Quali difficoltà avete incontrato?

Pensando agli esami fatti in queste settimane nei miei corsi, non so se faremo “tesoro” dell’esperienza a distanza. Per i due corsi che insegno attualmente, entrambi piuttosto numerosi, abbiamo deciso di adottare modalità molto simili a quelle previste per gli esami in presenza, già note agli studenti. Le modifiche che abbiamo deciso vanno nella direzione di snellire l’esame perché le riunioni virtuali siano più contenute. Le difficoltà sono state soprattutto pratiche: determinare delle regole che garantiscano una (minima) trasparenza dell’esame, comunicarle agli studenti, adattarle a tante situazioni particolari; e poi, in fase d’esame, far fronte ai vari inconvenienti che non si erano previsti. Organizzare gli esami a distanza richiede più tempo rispetto alla modalità tradizionale e nei preparativi si impiega persino più tempo di quello speso nelle aule (virtuali) d’esame.

  • Le nuova modalità a distanza vi hanno portato a valutare differentemente le vostre prove di esame precedenti? Ci sono riflessioni che ritenete utili anche per quando la didattica e in particolare la valutazione tornerà a svolgersi in presenza?

Per quanto mi riguarda, l’unico aiuto informatico considerevole è un applicativo online per i quiz a risposta multipla, utilizzato in un corso in cui era previsto un test preliminare prima fatto su carta. Questo permette un risparmio del tempo di correzione (del 100%, essendo la correzione automatica). Ho la sensazione però che, tenendo conto del tempo impiegato per costruire il quiz e per istruire i candidati, il guadagno netto sia nullo. Non sono luddista, ma… ritengo che negli esami le risorse informatiche non ci stiano aiutando a migliorare, né in qualità né in risparmio di tempo; almeno, non le risorse informatiche basilari che abbiamo ora. La mia università ha scelto di non utilizzare applicativi di sorveglianza basati sull’intelligenza artificiale: si impiegano le stesse applicazioni di videoconferenza che uso per chiamare gli amici.

  • Avete notato un atteggiamento differente rispetto alle prove d’esame da parte degli studenti? Quali difficoltà ritenete  che loro abbiano dovuto superare? Avete messo in atto delle strategie particolari per aiutarli?

Il controllo durante l’esame è senz’altro la parte più critica e ha richiesto a ciascun docente di elaborare regole draconiane, poi spesso derogate di fronte ai casi concreti. In qualche decreto ufficiale si prescrive persino dove possa cadere lo sguardo dell’esaminato. Tuttavia, controllare che non ci siano suggeritori esterni, presenti o collegati al pc, è sostanzialmente impossibile con i nostri mezzi. Questo problema andrebbe risolto nell’interesse degli studenti stessi, naturalmente. Noi cerchiamo di dare un’impressione di controllo e questo ci porta a entrare nell’intimità delle persone, anche se protetti da una videocamera: si capisce chi è di famiglia ricca e chi no, per esempio.

  • Ritenete che la possibilità di comportamenti scorretti e ingannevoli costituisca un problema rilevante per la didattica a distanza?

Trovo che nel complesso gli studenti abbiano reagito in modo responsabile, impegnandosi con serietà nella situazione di emergenza. Ci accorgiamo di qualche tentativo di truffa, ma solo pochi sono i casi gravi. D’altra parte, non solo per i docenti, ma per tutti gli studenti l’esame a distanza è un momento di tensione, dovuta anche ad ambienti non progettati per lo studio, rumori di fondo nelle videoconferenze, difficoltà di capire le indicazioni date a voce. Ma quando arrivano all’esame gli studenti hanno già superato l’ostacolo più grosso: imparare a seguire un corso in autonomia, accontentandosi di interazioni superficiali con docenti e compagni. Sarebbe importante la possibilità di un incontro con i docenti prima dell’esame, almeno uno, singolarmente, magari dal vivo.

Giuliano Lazzaroni – Università di Firenze

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