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A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, riparte anche la rubrica Esperienze Transdisciplinari di Matematica in cui Gianluigi Boccalon racconta le sue appassionanti esperienze didattiche che rompono i confini disciplinari. In questa puntata, Gianluigi ripercorre la strada che ha portato lui e i suoi studenti di una scuola secondaria di primo grado a progettare, costruire e portare in acqua un’imbarcazione Optimist.

di Gianluigi Boccalon

Quando mi è stato proposto dall’amico Bruno Fasolo, l’allora Presidente della Lega Navale Italiana di Treviso, di pensare ad un percorso didattico legato alla costruzione di un Optimist, l’ho guardato con stupore in quanto l’unico legame che avevo al tempo con la vela era solo il fatto che entrambi eravamo speleologi del Gruppo Grotte Treviso.

Bruno mi propose la cosa come una sorta di sfida, sapendo bene che sotto questo aspetto non mi sarei tirato indietro.

Nello stesso tempo mio fratello mi aveva regalato il DVD del Prof. Alfio Quarteroni dal titolo: La Matematica nel Vento. Guardai quel DVD più volte e le parole del Prof. Quarteroni mi convinsero ad accettare il guanto di sfida lanciatomi dall’amico Bruno. Ho iniziato così a rimurginare e a mettere a fuoco ed ordinare alcune idee e che mi giravano nella testa.

Iniziai così a pensare come si sarebbe potuto organizzare un’attività che mi trovava assolutamente impreparato. Ho iniziato così a studiare i piani di costruzione dell’Optimist, ad informarmi sull’utilizzo della resina epossidica, a cercare strumenti di lavoro che mi potevano permettere di far operare i ragazzi senza esporli a rischi (all’epoca ero Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione della scuola).

Ho iniziato così a sperimentare varie soluzioni tecniche fino ad arrivare a quelle che ho definito ottimali e che mi hanno poi permesso di far operare con il legno i miei ragazzi senza far rischiare loro alcun tipo di incidente.

La parte più pericolosa riguardava il taglio del legno e per questa ragione ho optato per un particolare seghetto a vibrazione che allora era prodotto solo dalla Fein: il MultiMaster. Questo elettroutensile funziona con piccolissime vibrazioni e mi ha garantito la sicurezza necessaria anche in mano a ragazzi e ragazze di seconda media (in pratica è il seghetto con cui vengono tagliati i gessi in ortopedia, e che non provoca lesioni qualora inavvertitamente lo si tocchi con la pelle).

Grazie a questa soluzione tecnica ho potuto “osare” in tranquillità e sicurezza e perciò ho iniziato a pensare ad organizzare la logistica sia del progetto pensando a trovare un luogo più o meno idoneo dove insediare il laboratorio vero e proprio.

Nel frattempo il segretario della Lega Navale Italiana (sezione di Treviso), Maurizio Baldassa Direttore della Scuola Nazionale dell’ENEL, mi ha aiutato nell’ organizzazione di un percorso di formazione, studiato per ragazzi di prima media, che doveva essere comunque efficace nella prevenzione dei rischi nella lavorazione del legno. Così, prima di ogni altra cosa è stato predisposto un corso di formazione sulla sicurezza relativamente all’uso delle attrezzature e dei dispositivi di protezione individuali (DPI) con tanto di dispensa (costruita con i ragazzi) e prova finale.

Risolto il problema sicurezza ho iniziato a predisporre un percorso didattico da far fare ai ragazzi e che fosse aderente a quanto richiesto per la prova d’esame. Ho così rivoluzionato la programmazione ed ho iniziato a tradurre matematicamente tutti i problemi che avremmo potuto incontrare nel corso del nostro laboratorio.

In realtà il laboratorio era fatto in orario extra scolastico ma la programmazione generale aveva impostato nel laboratorio stesso il suo fulcro fondamentale. In questi giorni ho letto di varie interpretazioni relativamente ai risultati dei test dell’INVALSI con tante analisi e commenti. Personalmente non ho mai fatto esercitare i miei studenti nei test degli anni precedenti e non mi sono mai preoccupato di quali potevano essere i risultati dei test stessi. Devo dire che, nonostante qualche collega, sghignazzando con tono di sufficienza, mi dicesse “se fossi in te io qualche volta farei anche matematica …” i miei ragazzi sono sempre risultati tra i più alti nei punteggi (ragazzi assolutamente “normali” di una cittadina di provincia) sia della scuola ma anche relativamente alla media nazionale e a quella del Nord Est che in genere era la più alta.

Ma il risultato che più mi ha commosso e lusingato è stato quello che mi ha regalato uno di questi ex studenti che a 28 anni è diventato docente di Matematica alla Stanford University . La notizia l’ho letta sulle pagine di un giornale locale ai primi di agosto 2021. Al messaggio di congratulazioni che ho inviato al mio ex studente, lui mi ha risposto: “Professore, lei mi ha ispirato, io ho poi continuato a fare quello che mi piaceva…”.

Sono passati più di 13 anni da quando, incosciente, mi sono buttato a capofitto in questa “impresa” e posso dire che che da tutto ciò ne ho tratto solo che grandi soddisfazioni.

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