Nuova scoperta sul ‘ricambio’ dei neuroni
L’ischemia può portare all’ictus, che in Italia colpisce 200 mila persone l’anno ed è la terza causa di morte. Una ricerca cui hanno partecipato Iac-Cnr e Fondazione Santa Lucia di Roma, pubblicata su PLoS ONE, ha individuato alcuni fattori che impediscono la formazione di nuove cellule cerebrali
Roma, 23 aprile 2009 - Una
ricerca internazionale alla quale hanno partecipato ricercatori
dell'Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale
delle ricerche (Iac-Cnr), della Fondazione Santa Lucia di Roma,
dell’Università dei Paesi Baschi e dell’Istituto Leibniz di Magdeburgo
in Germania, pubblicata oggi su PLoS ONE, ha individuato alcuni
fattori che, dopo un episodio di ischemia cerebrale, impediscono la
formazione di nuovi neuroni ad opera di staminali cerebrali.
Durante un'ischemia, quando il sangue non arriva più a una porzione del
cervello, per esempio a causa dell'ostruzione o della rottura di un
vaso sanguigno, alcuni neuroni cominciano a morire per mancanza di
ossigeno e di altri elementi nutritivi. L’ischemia, nei casi più gravi,
può portare all’ictus, che in Italia colpisce ogni anno 200 mila
persone ed è la terza causa di morte. Ma, al posto di quelle ‘morte’,
possono nascere nuove cellule cerebrali? In teoria sì, però nonostante
l’intensa attività di ricerca degli ultimi dieci anni molte cose
restano ancora da capire.
“Un modello matematico”, spiega Roberto Natalini dell’Istituto per le
Applicazione del Calcolo del CNR, “ha ora permesso di confermare il
ruolo di alcuni fattori inibitori della possibilità di rigenerare nuovi
neuroni in un cervello adulto, oltre che di simulare l’attività di
queste cellule durante la crisi ischemica, aprendo così la strada a una
sperimentazione più affidabile di nuovi farmaci in grado di potenziare
l’azione delle cellule staminali ‘riparatrici’”.
“In seguito a un’ischemia, il cervello tenta faticosamente di
ripararsi: alcune staminali di una precisa area, chiamata zona
subventricolare, vengono allertate da segnali chimici emessi dalle
cellule danneggiate, una sorta di ‘chiamata di soccorso’”, spiega
Cinzia Volontè, ricercatrice della Fondazione Santa Lucia e
dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Cnr.
“Queste staminali rispondono producendo nuove cellule, chiamate
precursori neuronali, che si muovono per andare a sostituire i neuroni
danneggiati. Il nostro gruppo ha scoperto che l’ostacolo principale da
superare, in questo caso, si chiama ATP, adenosinatrifosfato: una
molecola chiave del metabolismo energetico della cellula, che viene
rilasciata durante un’ischemia e che, se presente nello spazio
extracellulare in dosi massicce, inibisce l'azione delle staminali e
dei precursori”.
La ricerca ha mostrato come questo meccanismo dipenda da un numero
abbastanza ridotto di fattori, riproducendo, con un modello matematico
al computer, i risultati ottenuti in sperimentazione su ‘fettine’ di
cervello di topo. “La simulazione”, dice Filippo Castiglione,
ricercatore Iac-Cnr, “da un lato ha permesso di validare le conclusioni
biologiche (i fattori considerati sono stati sufficienti a spiegare i
risultati) e, dall'altro, permetterà in futuro di condurre
sperimentazioni tridimensionali realistiche, che sarebbero impossibili
a livello biologico, misurando e ottimizzando le prestazioni dei
farmaci, allo scopo di aprire la strada a nuove terapie farmacologiche
di tipo rigenerativo”.
La parte biologica della ricerca si è svolta in laboratorio,
utilizzando un modello cellulare formato da lamine sottili di cervello
di ratto, contenenti sia parti di corteccia sia la zona subventricolare
di produzione delle staminali. In queste lamine è stata indotta in
vitro un’ischemia, ed è stata studiata la capacità di generazione e di
migrazione di nuovi precursori. “Il composto commerciale PPADS
(antagonista dei recettori per l’APT) ha mostrato una elevata
capacità di ridurre l'effetto inibitorio causato dall'ATP sui
precursori attivati in seguito al danno provocato dall’ischemia
cerebrale”, afferma Fabio Cavaliere, coautore dello studio, biologo del
laboratorio Neurotek, del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università
dei Paesi Baschi.
Sotto il profilo computazionale, un modello matematico ha riprodotto lo
svolgersi di questi esperimenti, simulando l'attività delle cellule
staminali, con o senza farmaci. “Questo modello”, conclude Natalini, “è
basato su delle equazioni differenziali di bilancio di massa che
tengono conto di come evolvono le densità di cellule staminali e di
precursori e le concentrazioni delle molecole, inibitrici o
attivatrici. Il confronto tra gli esperimenti biologici e le
simulazioni numeriche ha permesso di affinare il modello matematico,
fino a renderlo più preciso ed efficace, stabilendo così un sostanziale
accordo tra esperimenti e simulazioni”.
Secondo Fabio Cavaliere “questa ricerca è un primo passo verso la
comprensione profonda di questi fenomeni. Studi ulteriori saranno
necessari per capire come si comportano i precursori alla fine della
migrazione, una volta arrivati nell'area danneggiata, e il modello
matematico dovrà essere esteso a coprire tutto il ciclo rigenerativo.
Sono sempre più convinto che discipline translazionali come
neuroscienze e matematica costituiranno il futuro per lo sviluppo di
nuove terapie nel campo della medicina rigenerativa”.
La scheda
Chi: Istituto per le applicazioni del calcolo del Cnr e Fondazione
Santa Lucia, Roma
Che cosa: un modello matematico ha simulato il ‘ricambio’ dei
neuroni dopo l’ictus. Studio pubblicato su PLoS ONE,
http://www.plosone.org/. “A Model of Ischemia-Induced Neuroblast
Activation in the Adult Subventricular Zone”. Autori: Maya Briani,
Filippo Castiglione, Roberto Natalini, Davide Vergni: Istituto per le
Applicazione del Calcolo, CNR; Silvia Middei, Istituto di Neuroscienze,
CNR/Santa Lucia; Elena Alberdi, Fabio Cavaliere, Carlos Matute:
Neurotek, Dipartimento di Neuroscienze dell’Universitá dei Paesi
Baschi; Klaus G. Reymann: Istituto Leibniz di Magdeburgo; Cinzia
Volonté: Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare, CNR/Santa
Lucia.
A Model of
Ischemia-Induced Neuroblast Activation in the Adult Subventricular
Zone, su PLoS ONE.
