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Il vincitore della medaglia Fields racconta la sua giornata fra calcoli e astrazioni: “Io uso ancora carta e penna e molte idee mi vengono in autobus, ma tutto il mondo della tecnologia poggia su questa disciplina. I suoi laureati sono fra i più richiesti e non è vero che le ragazze siano da meno dei maschi”. Di Elena Dusi

C’era un tempo in cui si diceva che la matematica vivesse sulle nuvole. Oggi il nostro mondo digitale poggia sulle sue ben concrete fondamenta. “Si pensava che una laurea offrisse pochi sbocchi. Questo non è più vero da anni. Ma solo ora cominciamo a capirlo davvero” spiega Alessio Figalli, un ragazzo semplice capace di risolvere problemi complessi, con il liceo classico e la Normale di Pisa alle spalle. “La tecnologia avanza, la medicina affronta nuove sfide, la finanza diventa sempre più intricata. Ognuna di queste discipline riversa sempre nuove domande sulla matematica”. A un mese dalla vittoria della medaglia Fields – il più prestigioso premio per i matematici del mondo under 40 – il 34enne professore del Politecnico di Zurigo è all’università La Sapienza di Roma (la sua città) per un seminario. Siamo in periodo di immatricolazioni, e come ogni anno qui non c’è la fila per affrontare analisi e calcoli differenziali.

Perché?
“E’ difficile capire quanto la matematica sia bella prima di studiarla all’università. Tutto un altro mondo, rispetto al liceo”.

Cosa c’è di bello?
“Il senso di sfida, la bellezza intrinseca di alcuni teoremi, la loro capacità di spiegare il mondo in modo profondo, il pensiero astratto. Alle superiori ci si limita a imparare regole e applicarle negli esercizi. Nessuno dice a cosa servano”.

A cosa servono?
“Le trasformate di Fourier a prendere un suono e trasformarlo da vibrazione in segnale digitale, che può anche essere spedito. E’ la musica che ascoltiamo tutti i giorni. Quando facciamo una Tac una serie di segnali a due dimensioni ci permette di ricostruire un oggetto tridimensionale grazie a una serie di regole matematiche. Così possiamo vedere le immagini del nostro corpo come se fossero reali. La crittografia usa teoremi del ‘600 e li applica a problemi attuali. Di solito il matematico viene visto come quello che divide il conto in pizzeria, anche a me ne hanno fatte di battute così”.

Per spiegare il senso dei suoi studi lei ha citato le bolle di sapone e la forma delle nuvole. Valgono una medaglia Fields?
“In verità mi occupo di tante cose. Quelli erano solo gli esempi più facili”.

Può farcene altri?
“Dovrei addentrarmi nei problemi isoperimetrici o nelle equazioni semi-geostrofiche. Comunicarlo è davvero difficile. Forse un altro esempio ci viene dalla mitologia. Quando Didone fondò Cartagine, il re locale le promise tanta terra quanta ne avrebbe racchiusa la pelle di un toro. Lei tagliò la pelle a striscioline e cercò di massimizzare la superficie racchiusa dalla corda. Quello è forse il più antico fra i problemi isoperimetrici. Il problema del trasporto ottimale venne invece affrontato in passato da Gaspard Monge, uno dei collaboratori di Napoleone. Doveva trovare il modo più efficiente per trasportare la terra con cui costruire trincee e fortificazioni”.

Un computer diventerà mai bravo come lei?
“Non lo so. Ma il nostro è un lavoro che richiede molta creatività. Grazie al cielo abbiamo le condizioni per poter essere liberi di pensare ed essere inventivi. Molte delle innovazioni che vediamo attorno a noi esistono perché a un matematico è stata offerta un’opportunità simile”.

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