L’ECCELLENTE UNDER 30 CHE STUDIA LE NUVOLE (intervista a Maria Colombo su D La Repubblica del 22 ottobre 2016)

On November 2, 2016

Maria Colombo, 27 anni, è una delle più promettenti e premiate studiose italiane. Si occupa (anche) di come le nubi descrivono il loro moto nel cielo. E già lavora. A Zurigo. Qualche tempo fa è stata intervistata da Silvia Bencivelli per l'inserto D La Repubblica. Riproponiamo qui il testo dell'intervista.

Riccioli sciolti sulle spalle, 27 anni, maglietta bianca, un filo di rimmel, La matematica più promettente del momento si chiama Maria Colombo. Fresca di premio dell'Accademia dei Lincei di Roma per gli studiosi under 30, ci spiega cosa c'è dietro il suo curriculum da fuoriclasse. «Lavoro da tempo su due argomenti», dice. Il primo parla delle nuvole: «Studio equazioni che descrivono il loro moto nel cielo». Il secondo «è lo studio della regolarità delle equazioni alle derivate parziali». Qui il problema sono i materiali: «Per esempio che cosa succede quando ne sottoponi uno a uno stress o quando ne mischi due diversi per ottenerne un terzo, magari più resistente».

Maria Colombo lavora al Politecnico di Zurigo, che «per la ricerca matematica è sicuramente uno dei posti più interessanti in Europa». Nel frattempo viaggia tra Europa e America per incontrare colleghi. «Imparo col dialogo, soprattutto con chi ha capito certe cose prima di me. Un libro ti dà cose diverse da uno scambio di idee». Quindi ecco i suoi tre strumenti di lavoro: «Carta, penna e parole. Basta». La sua storia, al netto della matematica, è semplice: un papà ingegnere, una mamma che ha studiato lingue e poi ha scelto di occuparsi della famiglia, una sorella e un fratello più piccoli. E lei, che alle medie comincia ad appassionarsi alla matematica e la prende come un gioco. È il nonno ad accorgersi che quella bambina ha una dote particolare: «Notò che avevo fatto tutti i test matematici di un giornalino per ragazzi più grandi quando avevo dieci anni». Al liceo il gioco diventa più simile a uno sport: «C’erano le Olimpiadi della matematica e dovevo allenarmi». Per tre settimane all’anno Maria andava a Pisa per sessioni intensive organizzate dalla Scuola normale superiore per i liceali. «Le ho seguite tutte, per i quattro anni di liceo». Quattro? «Beh, la maturità l’ho fatta un anno prima». La scelta dell’università è stata ovvia. Il concorso in Normale e l’inizio del corso di laurea in matematica. Che, di nuovo, Maria completa un anno prima. «All’inizio è stata dura. Avevamo tante ore di lezione: mi mancava il tempo per stare sola a riflettere. E poi a un certo punto ti rendi conto che si fa sul serio». Superato lo smarrimento iniziale, per Maria arriva il colpo di fulmine, tuttora in corso. Incontra «la cosa più bella che abbia mai visto, la soluzione al diciannovesimo problema di Hilbert». Presentato al Congresso internazionale dei matematici nell’agosto del 1900, fa parte di una lista di 23 proposti dal matematico David Hilbert. Il celebre numero 19 fu risolto nel 1957 da Ennio De Giorgi introducendo tecniche che tuttora si usano nell’ambito della matematica su cui lavora Maria e che lei stessa conosce dall’inizio del quarto anno di università. Per Maria «quella soluzione è di una creatività e fantasia uniche» e il perché lo spiega con voce emozionata: «Ci sono risultati tecnicamente più complessi, ma quando li leggi alla fine dici: “Ok, avrei potuto pensarci”. Invece questa è un’idea a un altro livello. Per capirla mi ci è voluto un anno, anche se si scrive in quattro pagine».
Per sfruttare quell’anno di anticipo sul curriculum tradizionale Maria viene mandata in Texas da Alessio Figalli: un altro matematico da corsa (classe 1984) che ha studiato alla Scuola Normale di Pisa e in America ed è diventato professore a 25 anni, anche lui adesso in via di trasferimento a Zurigo. Maria all’inizio è spaventata dalla lontananza da casa (Cadegliano Viconago, in provincia di Varese), poi si entusiasma. «Sono curiosa. In Texas sono persino stata a un rodeo!». Ma torniamo alla matematica. «Ha una caratteristica unica: dai greci in poi, quello che è vero è vero per tutti. Ha un modo di procedere logico che rende la verità oggettiva e universale». Non è così nelle altre scienze: «In fisica può arrivare un’idea nuova che smonta la teoria precedente, come è successo alla fisica di Newton quando è arrivata la relatività di Einstein. Invece nella matematica no: le nuove scoperte non sono mai rivoluzioni, ma tasselli di sapere che si aggiungono ai precedenti. Ogni volta che hai una soluzione nuova, hai una nuova verità». La ragione per cui a Maria Colombo la matematica piace tanto, però, è più intima: «Mi permette di approfondire la realtà. Come diceva De Giorgi, di passare dall’osservazione delle cose visibili all’immaginazione di quelle invisibili». E per Maria è un pensiero pervasivo, quasi costante: «Ci penso anche mentre mi lavo i denti o faccio scuocere la pasta, o quando dò risposte assenti ai miei genitori...». Che un po’ capiscono, soprattutto il padre, un po’ no: «Mia madre è un tipo concreto, io credo di sembrarle una con la testa fra le nuvole (le nuvole ritornano sempre, nella mia storia!)». Cosa c’è nel futuro di Maria Colombo? «Ho una fellowship di tre anni, poi non lo so, non mi preoccupo. Adesso ho la matematica, la montagna, il fidanzato, gli amici e posso vedere il mondo». S.B.

 

 

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